Precariopoli
Camere di commercio, con la riforma a rischio 4000 posti di lavoro
La riforma del sistema delle Camere di commercio (legge n. 124/2015) che sarà discussa nei prossimi giorni dal Consiglio dei ministri, mette a rischio 4000 posti di lavoro. L’allarme arriva dall’associazione Ecosistema camerale che in un documento esprime “forte preoccupazione e sconcerto per le indiscrezioni sul decreto attuativo della riforma. A quanto si apprende, gli Enti camerali sarebbero immotivatamente privati di funzioni che svolgono da decenni con competenza, fra le quali, quelle promozionali con gravi ripercussioni sui sistemi locali e sull’occupazione”.
La stima formulata dall’associazione di advocacy è, appunto, di 3500/4000 unità lavorative in pericolo. “Un patrimonio di professionalità pubbliche e private – prosegue la nota – che non può essere disperso nelle pieghe di un provvedimento che non ha finalità costruttive e non serve alle imprese. Non vi è, infatti, alcun nesso di causa – effetto fra la riforma del Sistema camerale italiano e il beneficio che ne trarrebbe l’economia. Se così fosse sarebbe, dunque, necessario che il decreto di attuazione della delega venga immediatamente riformulato”.
Secondo Ecosistema camerale si tratta di un inutile sacrificio sotto il profilo occupazionale e di “una umiliazione ingiustificata perché alla perdita di alcune funzioni che possono essere superate dalle nuove necessità delle imprese non corrispondono rilanci e nuove deleghe. Appare difficile comprendere i presupposti tecnici, economici, giuridici sulla base dei quali il Governo ha deciso di smontare una parte di Pubblica Amministrazione innovativa ed efficiente senza che ciò si traduca in un vantaggio per tutto il sistema imprenditoriale”.
Il Governo ha già imposto alle Camere di commercio il taglio progressivo fino al 50% nel 2017, del diritto annuale che le aziende versano per l’iscrizione obbligatoria al Registro delle imprese. “La riduzione – spiega il documento di Esc – che per le imprese sta comportando un risparmio esiguo, è intervenuta senza che fossero ridefinite le funzioni degli Enti camerali. Ciò ha determinato l’impossibilità di far fronte alle tantissime esigenze di supporto dei territori, ma nessun vantaggio per il mondo imprenditoriale”. Inoltre, “le Camere che non raggiungono il numero minimo di 75.000 imprese iscritte, hanno dovuto avviare, in ottemperanza alla legge di riforma, processi di accorpamento, spesso forzosi che non produrranno risparmi per lo Stato né benefici economici per le attività imprenditoriali. Per inciso, le Camere di commercio non gravano sulla spesa pubblica, anzi, versano all’Erario i risparmi conseguiti dall’applicazione della spending review”. In Puglia, fino a questo momento, le uniche Camere di commercio destinate ad accorparsi sono quelle di Taranto e Brindisi.