I misteri degli Egizi al MarTa di Taranto

I misteri degli Egizi al MarTa di Taranto

Uno dei reperti più amati dai visitatori del Museo Archeologico Nazionale di Taranto è la statua del dio egizio Thot rappresentato sotto forma di cinocefalo, rinvenuta in mare da alcuni pescatori di Porto Cesareo nel 1932. i tanti misteri della civiltà Egizia saranno al centro della conferenza che si terrà al Museo Archeologico Nazionale di Taranto il 7 febbraio 2018, alle 18, nella Sala Incontri.



“Al cospetto di Thot. Parlare d’Egitto al Museo Archeologico Nazionale di Taranto”, questo il titolo della serata a cura della dottoressa Anna Consonni, archeologa del MArTA, laureatasi a Milano in Egittologia e specializzata in Preistoria e Protostoria nella medesima Università, che vanta nel proprio curriculum anche un Dottorato di Ricerca in Egittologia all’Università di Pisa, con una tesi sulle ceramiche provenienti dai contesti funerari presenti sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor (Egitto).



Nella conferenza l’archeologa presenterà, attraverso l’osservazione di alcuni dettagli della statua e dei geroglifici incisi sulla base, le prerogative di Thot nel mondo egizio, inquadrandone la figura con l’ausilio di testi religiosi, racconti mitologici e immagini di confronto, utili a illustrare tutta la complessità della divinità, che rappresenta uno dei reperti più amati dai visitatori del MArTA.

Al nome del dio Thot, infatti, si ricollega una delle più importanti linee dinastiche dell’antico Egitto, quella dei Thutmosidi, sovrani della XVIII dinastia, epoca d’oro della storia egiziana. Il tempio di uno di questi faraoni, Amenhotep II, che visse alla fine del XV secolo a.C., è oggetto delle ricerche di una missione italiana, che lavora sull’area ormai da 20 anni. I risultati di queste ricerche, condotte nel quadro di una cooperazione con il Supreme Council of Antiquities egiziano e il supporto del
Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, hanno consentito di riportare alla luce la struttura del tempio, sommariamente scavato alla fine del 1800 dall’archeologo inglese W.M. Flinders Petrie.

I più interessanti risultati però sono stati ottenuti dallo scavo della vasta necropoli che occupava l’area sia prima della costruzione del tempio, che dopo la sua distruzione: circa trenta tombe che testimoniano, attraverso i corredi funerari talvolta rinvenuti eccezionalmente intatti, l’evolversi degli usi funerari su un arco di tempo di quasi duemila anni.





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