Cooltura
Morte di una maschera tarantina
Il teatro di Taranto perde la sua maschera. E’ morto a 78 anni, poco prima che i perdoni cominciassero il pellegrinaggio per le strade della città. Un uomo appassionato, coerente, controcorrente. Di lui si ha memoria del teatro che ha prodotto e dei personaggi allestiti, delle citazioni e degli omaggi alla storia e ai generi più vari, della classe innata e dell’amore per quella Taranto che non gli ha dato i natali (Alberobello, all’anagrafe) ma gli ha dato l’amore per la bellezza.
Centinaia di allievi hanno frequentato i suoi corsi, decine di attori gli devono un po’ della loro piccola o grande arte. Leo Pantaleo nasce e muore da attore, cogliendo l’istante alla vigilia del dolore cattolico. Se ne va forse sognando quel teatro che Taranto non s’è mai data, una struttura idonea, adeguata ai tempi e soprattutto alla storia che lui stessi ha voluto narrare, a suo modo, con i suoi tempi. A Roma trovò le sue più belle soddisfazioni tra cinema e teatro, al cospetto di Rossellini e Patroni Griffi.

Rodolfo Valentino ed Anna Fougez hanno condito, tra i tanti, i suoi momenti d’autore di Leo Pantaleo.
Rimarrà nella memoria il suo piccolo teatro, in via Matteotti. Rossana Di Bello lo volle direttore artistico del Teatro di Innovazione, idea che poi s’è persa nei meandri della burocrazia malata. Sfidando l’impopolarità, promosse una raccolta di firme a Taranto per convincere proprio la sindaca a ritirare le dimissioni (febbraio 2006). Fece discutere e come sempre restava in ascolto…
E’ morto oggi, cogliendo di sorpresa la Città benché fosse malato da tempo. I funerali domani alle 15 a San Pasquale.