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Ilva, la proposta di ArcelorMittal/Marcegaglia per Taranto

Pubblicato | da Redazione

“Il preridotto è vecchio e costoso”. ArcelorMittal e Marcegaglia liquidano così la questione in un incontro con i giornalisti di Taranto. La vendita dell’Ilva entra nella fase più calda ed i due contendenti, dopo aver formulato le offerte vincolanti, giocano la partita della comunicazione. A illustrare la strategia del gruppo Carl De Marè, vice presidente del settore tecnologico di Arcelor e Nicola Davidson, responsabile della comunicazione. A loro avviso “la necessità di importare pellet di minerale ferroso e di utilizzare gas naturale a costo elevato renderebbe un impianto di preridotto nello stabilimento di Taranto uno dei più costosi al mondo, con costi di produzione superiori alla media di 100/150 tonnellate. Questo sistema è conveniente solo se, si può avere accesso a minerale di ferro o a gas naturale a basso costo”.

Mittal a Taranto immagina una soluzione vicina a quella adottata a Gent, in Belgio, dove è stato avviato un impianto di produzione di etanolo da altoforno, che abbassa le emissioni di Co2, “in futuro – hanno detto – potremmo trasferire questo know how a Taranto”.  Di cosa si tratta nello specifico? “Quello che esce dall’altoforno – è stato spiegato – è un gas, non inquinante, ma quando viene condotto verso gli impianti elettrici, avviene una combustione e si ha una produzione di CO2. Due anni fa abbiamo iniziato un progetto molto interessante. Abbiamo abbinato il residuo del gas che esce dall’altoforno con l’acqua e grazie ai microbi, alla flora microbica, si produce etanolo, così come avviene nella produzione del vino e della birra. Con il 10% del gas emesso dall’altoforno si producono 80 milioni di litri di combustibile, che può essere utilizzato per i mezzi di trasporto”.

Il progetto dello stabilimento Gent attualmente è in fase di sperimentazione. Nel 2019 dovrebbe iniziare la produzione di etanolo. “Il nostro obiettivo – hanno detto i rappresentanti di Mittal – è quello di estendere questo progetto a tutta l’Europa. Anche a Taranto, nel caso si dovesse realizzare l’acquisizione dello stabilimento Ilva. Naturalmente ci sarebbero degli step da seguire perchè, nella prima fase, avremmo una produzione di 6 milioni e nella seconda di 8 milioni di tonnellate di acciaio”.