Precariopoli
Ilva, salta il tavolo di confronto al Mise con Am InvestCo. Video
Salta ancora prima di iniziare la trattativa tra Am Investco e sindacati sull’Ilva al Ministero dello Sviluppo Economico. Secondo quanto riferisce l’agenzia AdnKronos, il tavolo di confronto sarebbe stato annullato. “A far saltare il confronto, a quanto si apprende da fonti sindacali, è il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha comunicato ad Arcelor Mittal che non è accettabile aprire il confronto senza garantire le condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori”.
“Il tavolo pertanto è annullato – continua l’AdnKronos – e l’azienda dovrà tornare in trattativa dopo un confronto con gli azionisti. Se ciò non avvenisse, il governo – avrebbe detto ancora Calenda – sarebbe pronto a mettere in campo tutto quanto nelle sue prerogative per il rispetto degli impegni presi”.
“Senza un impegno a garantire i livelli salariali e gli scatti di anzianità non ci sono le premesse per aprire un tavolo di confronto” ha spiegato al termine dell’incontro il ministro Calenda. “Tutti verranno tutelati. Chi non viene preso dalla società entrante rimane in carico all’amministrazione straordinaria che deve fare la bonifica e ha già in cassa 1,3 miliardi per farla. Confermo quindi che nessuno viene lasciato per strada” ha aggiunto il ministro dello Sviluppo. L’azienda dovrà tornare al tavolo dopo un confronto con gli azionisti. Se ciò non avvenisse, hanno detto fonti sindacali, il governo sarebbe pronto a mettere in campo tutto quanto nelle sue prerogative per il rispetto degli impegni presi.
FIM, FIOM, UILM, USB ritengono che a queste condizioni non ci sarà nessuna trattativa e inoltre hanno deciso di convocare per domani mattina, 10 ottobre, alle ore 8.30 il Consiglio di fabbrica per decidere le possibili ulteriori iniziative e mobilitazioni da intraprendere. Al di là delle rassicurazioni fornite dal governo, ritengono altresì insoddisfacente che si discuta esclusivamente delle forme di garanzia e di salario, escludendo le questioni occupazionale, sanitaria e di rilancio del sito di Taranto mediante opportuni investimenti. Esprimiamo inoltre forte e comune contrarietà a logiche di licenziamenti, così come nessuno scambio può essere ipotizzato su questioni di occupazione con ambiente. Lo sciopero è confermato per i restanti turni e la straordinaria partecipazione odierna ha dimostrato che soltanto uniti si possono vincere le battaglie.
ANTONIO TALO’ (UILM) – Quanto consumato oggi è solo un primo importante passo, ma sicuramente dobbiamo proseguire nella nostra battaglia, sino a quando il governo non prenderà consapevolezza che ai lavoratori, alla città di Taranto, alla provincia ionica, bisogna solo “dare”, senza chiedere più niente. In questi decenni si è sofferto e si è pagato tanto, in termini di salute, ambiente, salario e occupazione. Oggi è il tempo in cui la politica e la società civile colgano il grande esempio che hanno dato i lavoratori e facciano sentire la propria voce, per vincere questa sfida. E’ necessaria unità d’intenti, tra sindacati, istituzioni, mondo della politica, lavoratori; tutti siano scevri da pregiudizi e colori politici. Ricordiamo che questa può essere l’unica vera occasione per cambiare radicalmente il destino di questo territorio. I lavoratori e il sindacato sono in campo.
COMITATO LIBERI E PENSANTI – Il comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti questa mattina, in seguito allo sciopero indetto dai sindacati, era presente in tutte le portinerie dello stabilimento Ilva di Taranto ribadendo con decisione la linea che portiamo avanti dal 26 luglio 2012. Come sempre davanti ai cancelli della fabbrica abbiamo analizzato insieme ai lavoratori la situazione attuale e le possibili vie d’uscita attuabili. Ovviamente non eravamo lì per sostenere la protesta mirata all’unico obiettivo della salvaguardia del salario, abbiamo vigilato affinché la stessa protesta non prendesse direzioni diverse come si era paventato nelle ultime 48 ore principalmente attraverso i social.
I lavoratori sono ben consapevoli che l’unica vera controparte si chiama governo italiano. Dopo anni di promesse e passerelle l’intervento dello stato attraverso il “sequestro” e una innumerevole serie di decreti ha prodotto: 7.600 schiavi, 3.100 esuberi, 7 infortuni mortali “con facoltà d’uso”. Innumerevoli nuovi malati dentro e fuori la fabbrica.
Non abbiamo mai creduto che una nuova proprietà venisse a salvare tutti, al contrario siamo certi che la vera fine dello stabilimento comincia con la sua svendita. La cittadinanza va coinvolta con una vera lotta con obiettivi comuni salvaguardando i diritti dei lavoratori e dei cittadini partendo dal diritto alla salute, come avvenuto a Genova dodici anni fa attraverso l’accordo di programma garantito da tutte le istituzioni. Se l’area a caldo non è compatibile con la salute a Genova può esserlo a Taranto? Chiediamo quindi il fermo degli impianti inquinanti e l’impiego delle maestranze nelle bonifica e decontaminazione del territorio, senza perdita di posti di lavoro.
Oggi si sciopera nelle città sedi di stabilimenti Ilva. A Taranto l’astensione è di 24 ore e fa registrare una massiccia adesione di lavoratori. Domani mattina riunione del Consiglio di fabbrica. “Ringrazio il ministro Calenda per aver aperto un costruttivo canale di dialogo con l’amministrazione in giorni così delicati. La città e i sindacati d’ora in poi devono essere ascoltati. Abbiamo messo in moto una rete unita che porta avanti istanze comuni. Taranto se ascoltata può essere un’opportunità”. Questo il commento del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci.