Copertina, Precariopoli
Porto, revocati 518 licenziamenti alla Taranto container terminal
Dopo mesi di attesa, grande incertezza e lotte sindacali, per i lavoratori di Taranto Container Terminal, è arrivata l’agognata revoca dei licenziamenti con contestuale proroga degli ammortizzatori sociali. Un accordo in tal senso è stato messo nero su bianco a Bari, nel corso della riunione svoltasi nella sede dell’assessorato regionale alla Formazione e Lavoro alla presenza di sindacati, Autorità portuale e azienda.
I 518 dipendenti di Tct, dunque, si lasciano alle spalle l’incubo della mobilità. Un conto alla rovescia che si è fermato a -2. E’ importante aver messo in cassaforte la continuità lavorativa con Tct e aver posto le condizioni per la ricollocazione nelle nuove attività produttive che nei prossimi mesi si insedieranno nel porto di Taranto. Un bel sospiro di sollievo, certo, ma non tutto è risolto. Il percorso è lungo anche se, almeno adesso, è stato tracciato in maniera chiara.
Tct sta già inviando ai lavoratori la lettera con cui si revocano i licenziamenti disposti il 9 maggio scorso e comunica la decisione di inoltrare “istamza di cassa integrazione in deroga fino al 30 dicembre 2016”. Dopo quella data i lavoratori passeranno in forza all’Agenzia governativa per il lavoro portuale che si occuperà delle situazioni di crisi dei porti di Taranto, Cagliari e Gioia Tauro.
“Esprimiamo grande soddisfazione per un risultato non certo scontato – commenta a caldo Carmelo Sasso, segretario generale della UilTrasporti di Taranto – avevamo promesso ai lavoratori portuali il massimo livello di attenzione e la massima tutela in seguito alla messa in liquidazione della Tct. Il risultato ottenuto credo che si sia andato anche oltre i limiti che il job act ci imponeva. Ora la sfida sarà la riqualificazione e la ricollocazione dei lavoratori attraverso l’Agenzia Ministeriale che vedrà la luce nei primi giorni del 2017 ed a cui compete garantire quella clausola sociale da noi chiesta e sollecitata per un rapido rientro nel mercato del lavoro reale”.