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Referendum Ilva: a Taranto vincono i “sì”, ma quasi il 40% non ha votato

Pubblicato | da Redazione

“Con i 6.452 di voti favorevoli, il referendum dei lavoratori dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria di Taranto, ha confermato il “si” all’ipotesi di accordo sottoscritto al Mise il 6 settembre scorso, tra sindacati, Am Investco, Governo e Commissari straordinari, sulla cessione dell’Ilva”. Inizia così la nota congiunta di Fim, Fiom, Uilm e Usb.

“Su 10.805 aventi diritto al voto – continua il documento – 6.866 lavoratori, dopo aver partecipato alle assemblee, si sono recati al seggio per esprimere la propria preferenza. 6.452 i favorevoli (94,00%) e 392 contrari (5,7%), le schede nulle 10 (0,14%), mente le bianche 12 (0,16%)”.

“Con il 94% dei voti a favore – spiegano Fim, Fiom, Uilm e Usb – i lavoratori hanno accettato l’ipotesi di accordo per la cessione degli Asset di Ilva del gruppo che, nell’immediato prevede 10.700 assunzioni, con l’impegno di occupare tutti entro il termine del piano industriale mantenendo di fatto le tutele e i diritti individuali. Quanto emerso in questi giorni, durante il dibattito nelle assemblee con i lavoratori e subito dopo il risultato referendario di oggi, deve rappresentare un punto di partenza importante per il rilancio ambientale, occupazionale e produttivo di questo territorio. Lavoreremo affinché si passi nell’immediato dalle parole ai fatti, a partire dalla piena applicazione di quanto concordato e sottoscritto in sede ministeriale e aprire da subito un tavolo istituzionale sul futuro occupazionale dei lavoratori degli appalti”.

Questa la nota ufficiale dei sindacati, ma tra i lavoratori non mancano le perplessità. “Non è stato un plebiscito anzi. Ha votato il 60% degli operai. Il 40 si è astenuto e di questo 40 c’è da fare qualche distinguo”, scrive sulla sua pagina Facebook Vincenzo De Marco, operaio Ilva con la passione per la letteratura e la poesia. “392 No – aggiunge – non sono pochi visti i votanti, viste le condizioni in cui si votava e sapendo che il voto sarebbe servito poco o a nulla. La città e l’intero territorio dovrebbero essere al fianco di questi operai e di quelli che avrebbero voluto votare no ma non lo hanno potuto fare”.