Contributi, Sul Pezzo
Soprintendenza, quel corteo e la sua carica simbolica
di PIPPO MAZZARINO
Otto/novecento persone, forse mille, ieri mattina hanno dato vita ad una imponente manifestazione unitaria per la Soprintendenza di Taranto: un civilissimo e composto corteo che da piazza Castello, proprio sotto il municipio, si è snodato attraverso via Duomo fino alla sede della Soprintendenza archeologica, girando nel chiostro dell’ex convento ed uscendo sulle scalinate e sulla piazzetta davanti alla chiesa di San Domenico, dove Giovanni Guarino ha declamato il monologo “E venne Falanto”. Difficile una conta, perché man mano che il corteo avanzava altre persone sopraggiungevano. Di sicuro, una pacifica invasione ha vivacizzato la strada principale della Città Vecchia. Molti i protagonisti e i promotori; fra di loro segnalo il tessitore della rete di comunicazioni, alleanze e mobilitazione, Carmine De Gregorio.
C’erano associazioni, movimenti e gruppi; il mondo della scuola, con dozzine di professori – a partire dal prorettore dell’Università di Bari e responsabile del Polo universitario jonico, Riccardo Pagano – ed ampia e qualificata presenza di studenti, universitari e liceali (particolarmente folta ed agguerrita la delegazione dei ragazzi dell’Archita); c’erano le associazioni datoriali ed i sindacati; gli Ordini professionali; il volontariato; intellettuali e giornalisti (in servizio di cronaca e no); i club service (in particolare i club service giovanili, Leo Club Taranto, Rotaract club Taranto, Interact club Taranto; ma c’era anche il Leo club Massafra-Mottola; sono comunque ventitré i club service di Taranto e provincia che han sottoscritto già domenica 24 una lettera-appello a Franceschini); c’erano anche alcuni esponenti politici, ai quali pressante è giunto l’invito della comunità a mobilitarsi perché Taranto resti sede di Soprintendenza.
Probabilmente è la prima volta che una manifestazione di piazza e di massa ha come tema un “nodo” culturale, e questo fa ben sperare. Tanto per una resipiscenza del ministro Franceschini quanto per le sorti di Taranto e per la mobilitazione su progetti di futuro dell’intera comunità, a partire proprio da quelle più giovani generazioni che vivono un presente disagiato ed han di fronte un futuro piuttosto cupo, se non si opera una svolta. Di concordia, di studio, di intelligenza (e questo sta a noi), ma anche di investimenti (e questo sta in primo luogo al governo, regionale non meno che nazionale). Investimenti in infrastrutture (di trasporto, e non solo); in salute (bonifiche; realizzazione di centri di eccellenza per medicina del lavoro ed oncologia); in cultura ed istruzione (sedi adeguate per le scuole, potenziamento del Polo universitario e statalizzazione del Paisiello; valorizzazione delle istituzioni culturali, come la Soprintendenza o l’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia)…
La questione Soprintendenza ha una forte carica simbolica (prima, alta istituzione di cultura, sta in Taranto da più di un secolo, da molto prima che Taranto fosse elevata a capoluogo di Provincia, e riguarda quel nostro passato nel quale sta in buona parte il nostro futuro), anche quale banco di provo della volontà del governo di investire su Taranto aggiungendo, non di penalizzarla e mortificarla sottraendo; ma è anche questione di sostanza, perché non è “solo” un ufficio amministrativo periferico dei Beni culturali: ha tra l’altro funzioni di promozione, programmazione, direzione e gestione delle attività di ricerca, scavo e tutela e della documentazione ed archiviazione di tali attività.
Alle 17 circa c’è stata anche, tra via Di Palma e via d’Aquino, un’altra manifestazione, una specie di “turno pomeridiano”: un piccolo corteo che si è concluso all’incrocio fra piazza Giovanni XXIII e piazza della Vittoria.