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Raccolta differenziata, i ridicoli numeri di Taranto

Pubblicato | da Redazione

 

Il report di Legambiente  sulla raccolta differenziata potrebbe bastare per bocciare anche il più esperto dei capicondomino di uno stabile ai confini estremi della città.

Inutile sperare che qualcuno, a cavallo tra Amiu e Palazzo di Città, possa eventualmente spiegare e assumersi, anche fingendo, la responsabilità politica di questo flop. Intanto i tarantini pagano la tassa sui rifiuti, e pure caro, e si continua ad andare in discarica, procedendo a dosi massicce di monnezza.

“I numeri a volte sono impietosi, ma quelli che fotografano i risultati della raccolta differenziata dei rifiuti a Taranto sono una vergogna che lascia attoniti e che dovrebbe spingere molti, amministratori in primis, ad un accorato “mea culpa…”” spiega Legambiente Taranto.

Noi aggiungiamo che vorremmo intanto sapere a che punto è la cosiddetta opera di rilancio dell’Amiu, la società comunale che nessuno voleva amministrare nonostante in tanti avessero partecipato al bando municipale. Il sindaco dovrebbe mostrare i conti Amiu ai tarantini, proprietari dell’azienda e contribuenti annuali al mantenimento di un servizio essenziale e di 600 lavoratori.

Di seguito, il documento di Legambiente sulla raccolta differenziata tarantina.

“…Sappiamo già che non avverrà: l’attenzione di chi ci governa è rivolta altrove, alla affannosa gestione dell’esistente,  lontana mille miglia dal portare avanti un progetto di trasformazione della gestione del ciclo dei rifiuti capace davvero di cambiare, in meglio, la città, di modificarne aspetto e percezione.

Già altre volte, in passato, pur di fronte a dati incontrovertibili  ci si è limitati a “fare spallucce” nascondendosi dietro lo scudo dei problemi (che pure ovviamente ci sono).

O ad agitare la bandierina dell’annuncio delle tappe future di un percorso virtuoso: peccato che  la velocità con cui si procede sia inferiore a quella delle lumache.

 

Ma i numeri stanno lì e non si può continuare ad ignorarli. Perché ci dicono che la direzione di marcia è sbagliata e che bisogna cambiare rotta.

 

A Taranto la raccolta differenziata a  metà 2016 è ferma al 16%.

Diciamo ferma per il semplice motivo che il dato del 2015 è stato del 15,3%, più basso di una inezia e con un andamento mensile della prima metà del 2016 che non lascia molte speranze per il dato finale dell’anno in corso.

Diciamo pure che non è una novità:  i risultati conseguiti negli ultimi 5 anni sono la testimonianza oggettiva di un disinteresse profondo. Si parte infatti dall’8% del 2012, per passare all’11,4% del 2013, al 12,6% del 2014 e, appunto al 15,3% dell’anno scorso.

 

In cinque anni insomma la raccolta differenziata nella nostra città,  pur partendo da livelli bassissimi, è stata incrementata di soli 8 punti percentuali. Un risultato risibile: una lumaca sarebbe arrivata più lontano

 

Oltre che deludenti in assoluto i dati sono sconfortanti  se paragonati alle altre grandi realtà urbane della Puglia, che pure è una regione che certo non brilla nella raccolta differenziata.

Lecce è al 38%, Bari al 36, Brindisi al 26, Barletta al 70, Andria al 66, Trani al 19. Persino il quasi 16% di Foggia a metà del 2016 riflette un andamento negli ultimi mesi di gran lunga migliore del nostro ( si partiva infatti da un dato leggermente inferiore al 10% nel 2015).

Il dato generale della Puglia, si attesta per ora al 34,7%: più del doppio rispetto a Taranto. Con un incremento, negli ultimi 5 anni, del 16% (siamo partiti infatti dal 19% del 2012) di cui il 4% nell’ultimo anno (il 2015 si è infatti chiuso al 30,8%).

Numeri, presenti nell’Osservatorio Rifiuti del Portale Ambientale della regione Puglia,  che parlano da soli: una autentica débacle.

 

E’ evidente insomma che si è preferito finora, e si preferisce ancora, mantenere lo statu quo, con i cassonetti da cui spesso la “monnezza” tracima, con un modello di raccolta dei rifiuti obsoleto ed inefficiente, con costi ambientali elevati, piuttosto che mettere mano ad un progetto serio. Un progetto  di raccolta differenziata imperniata  sulla raccolta “porta a porta” che investa tutta la città e che porti in tempi ragionevoli a cambiare un pezzo significativo dello stile di vita dei cittadini di Taranto.

 

Non si tratta di sogni, ma di possibilità concrete: il pensiero ovviamente corre alle migliori realtà pugliesi, all’esempio di Salerno che ha da tempo consolidato un dato superiore al 60% e a quello di tante altre realtà italiane che testimoniano che, se si vuole, “si può fare”. Perché questa, diversamente da altre,  è una materia in cui le scelte spettano per  intero a chi amministra la città“.

Ma Taranto è rinata, parola di assessori…

Il resto sono scuse.