Precariopoli
Vendita Ilva, “servono 4 miliardi e nessuno li ha”
Si è svolta oggi, presso la X Commissione della Camera dei deputati – Attività produttive, commercio e turismo – l’audizione delle organizzazioni sindacali sulle procedure di cessione del gruppo Ilva. Per la Fiom Cgil era presente il segretario nazionale Rosario Rappa il quale, nel suo intervento, ha affermato che “per la Fiom ci sono due punti fermi: l’ambientalizzazione, con tutti gli investimenti necessari, e l’integrità del gruppo con la salvaguardia dell’occupazione diretta e dell’indotto, mantenendo inalterati gli attuali diritti normativi e salariali.”
“Per l‘Ilva – ha aggiunto – che non è solo Taranto ma anche Genova, Novi ligure e tutti gli altri stabilimenti del Gruppo, servono, per l’ambientalizzazione e il riavvio produttivo, circa 3-4 miliardi, come valutato dai commissari straordinari. Non c’è nessun gruppo industriale in grado di fare un investimento di questo tipo, da qui la necessità, che come Fiom ribadiamo, di un intervento pubblico nella proprietà del gruppo. La scelta si misuri su piano industriale, ambientalizzazione e occupazione. È necessario verificare passo dopo passo le cose che succedono, attraverso un confronto con le organizzazioni sindacali, a partire dall’attivazione di un tavolo di confronto presso il Mise che chiediamo al nuovo ministro”.
All’audizione ha partecipato anche il segretario generale della Cgil di Taranto, Giuseppe Massafra. “Siamo in un momento delicato in vista della scadenza del bando – ha detto – perché le notizie riportate in questi giorni mettono in risalto opzioni sull’acquisto che il sindacato valuta in maniera differente: tra queste quella che vede la cordata Arcelor-Marcegaglia e quella proposta dalla cordata Ermir-Arvedi-Luxottica. La nostra idea è che vada evitata la condizione per la quale l’Ilva finisca nelle mani di un competitor che potrebbe essere interessato esclusivamente all’acquisizione di quote di mercato. Mentre auspichiamo che il futuro di questa fabbrica e dei suoi 15mila addetti, venga risposto nelle mani di un gruppo che sappia rilanciarne la produttività nell’ottica del rispetto dell’ambiente e della salute proprio attraverso investimenti in innovazione che salvino il processo produttivo e non ne facciano un altro caso di dismissione senza futuro e senza rispetto”.