1 dicembre 1970, l’Italia si concede il Divorzio

1 dicembre 1970, l’Italia si concede il Divorzio

Per quanto siano forti i sentimenti che uniscono un uomo e una donna, essi possono anche mutare“. Così Nilde Iotti in uno dei passaggi fondamentali del suo storico discorso alla Camera, a suggello del parere favorevole del Pci alla legge sul divorzio e dunque a supporto della battaglia parlamentare socialista e liberale, e dell’azione radicale che fuori dal Parlamento risultò determinante.


Oggi, nel 1970, l’Italia cambiò passo in tema di diritto di famiglia e diritti civili. Alla promulgazione della legge, che sarebbe entrata in vigore il 18 dicembre, seguì il primo referendum della storia repubblicana. Nel 1974 vincerà il NO all’abrogazione, al termine di una lacerante e profonda campagna tra agguerrite opposte fazioni sociopolitiche, dentro e fuori il Parlamento. Passione civile che si ripeterà su temi roventi come l’aborto e il nucleare.



Cinuant’anni fa, con 325 sì e 283 no alla Camera e 164 sì e 150 no al Senato, passava così la legge n. 898: “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”. Il testo porta la firma di Loris Fortuna, partigiano, socialista, avvocato friulano che aveva laciato il Pci dopo i fatti di Ungheria (1956), e di Antonio Baslini, liberale. Protagonisti della vittoria parlamentare furono quindi il Partito Socialista Italiano e il Partito Liberale con il decisivo voto del Pci e il debutto popolare del Partito Radicale di Marco Pannella che fuori dal Parlamento assunse un ruolo primario. Un’agorà ampia e laica, dunque, capace di sconfiggere la fortissima Democrazia Cristiana e di trascinare la sinistra inizialmente freddina sul tema (Pci-Psiup-Psdi) e il Pri. Per la Dc di Fanfani e il Mis di Almirante si trattò di una cocente sconfitta, bissata quattro anni più tardi nelle urne referendarie. Il movimento femminista, naturalmente, già batteva forte, giorno dopo giorno, sui tasti dei Diritti della Donna. Tutto questo nel Paese del Vaticano. San Pietro non la prese bene…


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