11 novembre 1940, quando l’Italia fu affondata a Taranto dagli inglesi

11 novembre 1940, quando l’Italia fu affondata a Taranto dagli inglesi

I giornali fascisti titolarono praticamente così: “Strage di apparecchi nemici durante un’incursione a Taranto”. In verità morirono 58 marinai italiani, circa 600 rimasero feriti e sei navi da guerra furono seriamente danneggiate, delle quali tre corazzate.  Alcune unità risultarono irreparabili.


Pochi giorni dopo, il 18 novembre, fu lo stesso Mussolini ad ammettere, a denti stretti, ovviamentre a modo suo, che “effettivamente tre navi sono state colpite, ma nessuna di esse è stata affondata. È falso, dico falso, che due altre navi da guerra siano state affondate o colpite, o comunque anche leggermente danneggiate”. Invece a Taranto fu un disastro, tanto che il regime dovette spostare la base militare a Napoli. Viene ricordata come la Notte di Taranto. L’attacco aereo inglese squarcò il cielo sopra i Due Mari tra l’11 ed il 12 novembre 1940, durante la seconda guerra mondiale. La flotta navale della Regia Marina Italiana riportò gravissimi danni. Ci furono anche delle vittime. Gli aerei, che muovevano dalla Royal Navybritannica, non ebbero pietà delle unità tricolori sino a quale momento ricoperte di enfasi e scarsamente difese. Tre mesi prima, erano entrate in servizio il Vittorio Veneto e il Littorio. Due mesi più tardi le truppe italiane attaccarono la Grecia partendo dall’Albania, occupata l’anno precedente, costringendo la Gran Bretagna ad intervenire al fianco della Grecia. Lo scacchiere Mediterraneo era una palude dove il conflitto cominciava a dipanarsi… la base navale ionica risultò strategica e Taranto pagò caro quel prezzo anche in termini di vite.



La Royal Navy mise a punto un piano di attacco notturno con aerosiluranti. Gli ingliesi puntarono tutto sul fattore sorpresa e gli volarono a pelo d’acqua per eludere le batterie contraeree. L’operazione cominciò il 6 novembre. Le navi Malaya, RamilliesValiant e Warspite, la portaerei Illustrious, gli incrociatori Gloucester e York e 13 cacciatorpediniere salparono da Alessandria d’Egitto diretti verso Malta, dove era già pronta la portaerei Eagle. A Taranto intanto si era concentrato il grosso della forza navale del regime. La rada di Malta fu la rampa di lancio inglese. Nei Due Mari di Taranto  erano ancorate le navi Andrea DoriaCaio DuilioConte di CavourGiulio CesareLittorio e Vittorio Veneto, gli incrociatori pesanti BolzanoFiumeGoriziaPolaTrentoTrieste e Zara, i due incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi e vari cacciatorpediniere.

A difesa del porto erano previsti 87 palloni di sbarramento, ma le cattive condizioni climatiche dei giorni precedenti ne avevano strappati 60 e non si erano ancora potuti rimpiazzare a causa della mancanza di idrogeno. Alle ore 20:30 dalla portaerei Illustrious cominciarono le operazioni di decollo della prima ondata di aerei diretti verso Taranto. L’attacco inglese cominciò intorno alle 23. Alle 23.20 gli aerei della prima ondata si ritirarono, ma alle 23.30 sulla città arrivarono gli aerei della seconda ondata. Dopo l’attacco la flotta venne spostata nel porto di Napoli. La messa fuori combattimento di tre della cinque corazzate in servizio fu un colpo durissimo per la Regia Marina.


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