50 sfumature di social. E tu? Di che ‘segno’ sei ?

Mi direte: eccone qui un’altra che ci fa il pippone sulla cattiva abitudine di utilizzare i social (facebook, instagram, twitter, whatsapp e affini) anche quando non si dovrebbe. Nulla di tutto questo, semmai il contrario: un certo tipo di impiego dei social, da parte di chi è davvero molto social, è una delle cose che mi incuriosiscono e divertono di più.
Mi fanno sicuramente meno ridere, invece, i comportamenti che ledono la privacy, o peggio ancora mettono a repentaglio la sicurezza: non è simpatico, per esempio, chi tenta di schiantarsi sul guard rail mentre, in fase di sorpasso di un tir, sta postando su fb una bella frase di Jim Morrison (“La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo”).
In casi come questo ci troviamo di fronte ad uno dei peggiori social, quello che per avere qualche like in più provoca le stragi.
Il socialmente idiota.  Fortunatamente ce ne sono altri.
C’è il social distratto, quello che scrive mentre va in giro per strada, a piedi, e prende i pali, schiaccia i chiwawa e, inconsapevole, sorride.
Il social altruista, che al cinema illumina costantemente la sala con l’iphone, così chi entra tardi trova i posti più facilmente.
Il social fulminato, che anche via mail scrive come su whatsapp o su twitter, pur avendo spazi enormi a disposizione ( Bg, ttt a pst? xdonami nn rsco a pssre. A dmn).
C’è il social capofila, che esercita prevalentemente su strada.
Dietro ha ventisette auto ma non lo sa. Quando se ne accorge, ha già maturato un repertorio di bestemmie e nei casi migliori due tentativi di aggressione fisica.
C’è il social dissociato, quello che nei convegni chatta mentre il relatore – che è accanto a lui – sta parlando, tentando magari di coinvolgerlo nella discussione, e dal pubblico c’è chi gli fa gesti di ogni genere per catturare invano la sua attenzione.
C’è, e non poteva mancare, il social compulsivo.
Tipologia molto frequente fra le donne (giovani e non), è quello che sulla rete pubblica qualsiasi cosa faccia parte della sua giornata. Inizierà alle 7 del mattino postando la sua tazzina del caffè come se avesse una forma unica al mondo. Continuerà con varie descrizioni del suo stato psico fisico e culminerà con il suo ultimo acquisto, (molto gettonate le scarpe) che risulterà interessantissimo. Più saranno i MI PIACE e più il social compulsivo diventerà egocentrico. Un ego-social ipertrofico di cui la rete- ahimè- è fatalmente e irrimediabilmente disseminata.
Esistono poi tipologie di carattere vagamente patologico la cui trattazione va affidata ad esperti della materia. Giusto per non escludere nessuno, vorrei segnalarli in breve.
Si tratta del social tuttologo, spesso in contraddittorio con il social bipolare. Il primo dirà la sua (su tutto) e il secondo lo contraddirà costantemente, salvo poi scrivere il contrario di ciò che pensava il giorno dopo.
Un social molto interessante – che merita per questo una menzione a parte- è quello della generazione compresa fra il 1990 e il 2000.
A 5 anni già navigava in internet con nonchalance. Sicuramente con meno fervore con cui noi dei ‘60 giocavamo con l’ascensore e quelli dei ‘70 rimbambivano col walkman.
E’ il più bravo, veloce, performante ma anche il più inevitabilmente appariscente.
E’ sempre su facebook. Al bar, per strada, mentre ti parla.
Lo puoi osservare da vicino in pizzeria, mentre chatta con altri pur non essendo solo al tavolo. Di fronte c’è la sua ragazza. E lei, manco a dirlo, è a sua volta collegata.
Sono entrambi molto social.
Entrano chattando, si seggono e chattano. Ordinano al cameriere abbastanza distrattamente e ri-chattano, postando su tutte le reti disponibili un bel piatto di chips con maionese che mangeranno probabilmente con una mano sola, senza guardare il piatto più dello stretto necessario.
Renderanno partecipi di quel frammento esistenziale i loro whatsappisti, instagrammatici, amici di FB e followers postando un selfie della parte inferiore del labbro, con le chips perfettamente a fuoco e qualche commento illuminante: raga ttt okJ arrvtiiii ci vedmo a cine…Vale…amò kikka nn rispnd…L mndt wtsp. Vi aspettiamoooooooooo…vi lovvo sempre.
Più o meno così, lettera più lettera meno.
Non c’è da preoccuparsi.
I social di oggi non saranno certo equiparabili ai socievoli di ieri né ai socialmente utili di sempre, ma ciò non deve indurre a precipitose conclusioni.
Si tratta, infatti, di concetti diversi, o se preferite modalità e tempi differenti di approccio alla stessa cosa: fra socievoli, a tavola, capita spesso di commentare la bontà del piatto, o la simpatia di un cameriere…(antichiiiii!)
Fra social, basta postare la pizza su fb, possibilmente in tempo reale. E, naturalmente, farla riempire di like .
Pezzo consigliato in abbinamento a questa lettura: Come out and play- The Offspring



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