A Sanremo vince anche Beppe D’Onghia, maestro tarantino. Stadio… da sempre

Beppe D’Onghia è uno Stadio a tutti gli effetti dal 1988. Tarantino doc, è una delle eccellenze assolute della musica ionica. Da quasi 30 anni nella gloriosa scuderia bolognese, ha lavorato e scritto con Lucio Dalla, con altri grandi autori e interpreti italiani, e naturalmente ha girato l’Italia con gli Stadio prima di diversificare e inventare musica da altre mille angolazioni. Sul palco dell’Ariston ieri sera ha trionfato anche lui, dirigendo l’orchestra nell’esecuzione della canzone vincente cantata da Curreri.imageStamattina, su FB, il maestro tarantino  ha voluto raccontare così questa nuova grande emozione: ‘1988: scrivo il mio primo arrangiamento per quartetto d’archi. È un disco degli stadio, e la canzone è “che sarà di noi”. Stanotte: bacchetta puntata in alto. È la corona finale del brano che abbiamo appena eseguito per la seconda volta senza ancora aver realizzato cosa stia di fatto accadendo. Fine della partitura. Ultima battuta. Ultimo accordo. Gli attimi passano. Sembra che il tempo non sia più così inesorabile. Posso fermarlo….Voglio fermarlo. Voglio rimanere lassù, con la punta della bacchetta del mio maestro Gustav, rivolta al cielo, verso l’infinito. Chissà forse a Lucio o al nostro “secondo tempo” che inesorabile ci aspetta e si avvicina. Come in un duello. Una sfida. Una buffa e inutile provocazione verso ciò che non ci è dato cambiare. Gaetano, come quei trombettisti capaci di riciclare il fiato senza interrompere il suono, fa un acuto impressionante, degno di un tenore pucciniano, interminabile, sembra non abbia bisogno di respirare. Sorride. All’improvviso non c’è più definizione di arte, di generi musicali, di generazioni e di tipologia di artisti. I contorni che di solito ci indicano la strada svaniscono. Tutto si confonde. Tutto è in slow motion. Il cuore rallenta. Il palco si solleva in uno spazio temporale indefinito. E comincia a girare. È magia. Gli occhi di Giovanni, di Roberto e di Andrea sono nei miei occhi. Gli occhi di tutti i professori d’orchestra sono nei miei occhi. Per un istante è come se potessi attraversarli e decifrare i loro pensieri. Tutti. Tutti contemporaneamente. E allora penso: ok. Adesso sono sicuro. Posso chiudere. Abbiamo vinto. Grazie. Grazie alla vita che, sintonizzandoci in un unico pensiero, ci ha regalato questo indelebile istante di felicità’


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