Alì: storia di migrazione, cultura ed amicizia

Alì: storia di migrazione, cultura ed amicizia

Alì ha tredici anni quando arriva a Roma al termine di un viaggio rocambolesco e pericoloso. Viene da Kabul, dove ha lasciato i genitori. Ha attraversato anche il mare, dove suo fratello è annegato.


Alì è solo, povero, sporco e straniero nella città eterna. La sua prima notte romana la trascorre nella stazione Ostiense, reduce da 24 ore di viaggio in camion, nascosto sotto però.  Il suo sogno è integrarsi, studiare, realizzarsi per essere un uomo libero.



E quindi studia, lavora, s’mpegna a capire gli altri che invece stentano a capirlo. E resta ottimista,  si iscrive a scuola, poi alla Sapienza e quindi si laurea. Oggi insegna e parla da italiano. Sorride e si commuove frequentando i ricordi.
Storia di Alì, ragazzo come tanti che cercano altro e magari altrove. Storia d’amore, d’amicizia e intolleranza. Cultura umana, Alì ne rappresenta lo stereotipo da esportare in duplice copia a tutte le latidudini: chi soffre può sorridere, chi conosce la morte amerà la vita, chi sogna potrà esaudire i sogni, chi vuole lavorare lavora, chi non studia non sarà mai libero. Una storia così… o la si vive o la si inventa. Alì l’ha scritta dal vero. Rivivendola.

Storia di morte, di lacrime e sorrisi. “Una cosa nella vita l’ho imparata: che niente è uguale. Non è uguale studiare o non studiare, rubare o non rubare, delinquere o non delinquere. E anche se uno è partito indietro come me, non è scritto da nessuna parte che debba arrivare ultimo”.

Ne ha parlato stamattina nell’aula magna del Ferraris-Quinto Ennio, in via Abruzzo. La libreria Dikens lo ha portato tra i ragazzi del classico e dello scientifico, armati di domande, pagine sfogliate, speranze da coltivare e.. sogni da cui prendere spunto. Per sognare.



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