Alitalia e Ilva di Taranto, destini incrociati

C’è un filo sottile, una trama quasi invisibile che accomuna le sorti dell’ex compagnia di bandiera con l’Ilva di Taranto. Emilio Riva, il patron dell’Ilva, raccolse l’appello/invito di Silvio Berlusconi ed entrò nella cordata che rilevò Alitalia. La Riva Fire era il maggiore azionista della società con il 10,6% delle azioni, un controvalore di 71 milioni di euro. Nel 2013 le quote furono sequestrate a seguito dell’inchiesta Ambiente svenduto. A marzo del 2014 furono dissequestrate su decisione del gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli.


I destini di Alitalia e Ilva si incrociano ancora. Questa volta il trait d’union potrebbe essere uno degli attuali commissari nominati dal Governo per accompagnare la transizione dell’azienda siderurgica fino alla vendita ai privati. Il “no” dei lavoratori Alitalia al referendum e la conseguente impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione di 2 miliardi, hanno aperto la strada dell’amministrazione straordinaria speciale. Un percorso simile a quello intrapreso per l’Ilva.



Tra i nomi che circolano come possibili traghettatori in questa delicatissima fase per la compagnia di volo, c’è anche quello del commercialista romano Enrico Laghi, uno dei tre commissari dell’Ilva (insieme a Piero Gnudi e Corrado Carruba). Molto accreditato è anche Luigi Gubitosi, ex direttore generale della Rai e indicato come presidente della società fino al colpo di scena del referendum.


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