Ambiente svenduto, lo sfogo di Florido: Da 5 anni vivo in bilico

Ambiente svenduto, lo sfogo di Florido: Da 5 anni vivo in bilico

“Sono passati cinque anni, quattro mesi e undici giorni dal tragico 15 maggio del 2013 data in cui decisero di cambiare con violenza il corso della mia vita. Il processo è ancora, stancamente, al primo grado e non so quando finirà. Intanto testi su testi di accusa si rivelano testi a discolpa. Ma il processo continua. Proviamo che la intercettazione fra presenti che mi “inchioda” era, diciamo così, errata perché modificata nella parte che serviva all’accusa. Niente. Il processo continua. Ed io continuo a vivere in un equilibrio, che costa enorme sacrificio, sospeso fra ragione e rimozione”.


Così scrive Gianni Florido sulla sua pagina Facebook. Dopo un lungo silenzio, l’ex presidente della Provincia di Taranto, imputato nel processo Ambiente svenduto, affida il suo sfogo al diario intimo e globale allo stesso tempo dei social. Barba lunga e volto cambiato dal tempo, Una riflessione dal sapore amaro. “Sforzandomi di non ricordare i silenzi dei miei, una volta, ferrei e devoti sostenitori – scrive Florido – e valorizzando quanti mi sono stati e mi sono ancora vicini. Pago per un autorizzazione, che volevo con prescrizioni, mai data e sulla quale si è fatta una legge ben cinque anni fa che l’ha resa operativa. Molti mi dicono che anche questo è la vita”.



L’ex presidente della Provincia e prima ancora sindacalista della Cisl, trova nella vita di tutti i giorni la forza per andare avanti. “Faccio il nonno, leggo, quando ho il via libera dal permanente rifiuto che affiora alla mente, coltivo amicizie finalmente disinteressate e resisto pensando che un giorno ormai prossimo finirà. E quando sarà finita sarai sempre lo stesso uomo, con gli stessi valori e le stesse ansie di cambiamento”.

Un’esperienza, sembra dire Florido, che lascerà un segno profondo. “Sarò solo più vecchio avendo perso anni che mai nulla e nessuno potranno restituirti. Grazie a colpevolisti e giustizieri da gogna che al diritto hanno sostituito la teoria del capro espiatorio per tacitare la piazza e uccidere ragione e verità. Un vento che ho conosciuto e che vedo spirare forte nella mia amata Italia. Ma io non mi rassegno e mai mi rassegnerò. Eschlilo, in prefazione ai suoi libri scriveva sempre: Parlo a chi sa!”


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