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Appalto Mittal, allarme licenziamenti

Pubblicato | da Redazione

Sindacati in allarme per la situazione nel sistema appalti dello stabilimento siderurgico di Taranto. Secondo l’Usb “nel cambio di appalto di aziende come Castiglia, Quadrato, Chemipul e Sodexo, che impiegano in totale circa 1000 unità, si rischia di perdere sino a 500 posti di lavoro a causa dei numerosi contratti in scadenza che non vengono riconfermati”. Una condizione, scrive ancora il sindacato Usb in una nota stampa, che giocherebbe “a favore della Alliance Green Services, una società di servizi controllata dalla stessa ArcelorMittal”.

“Ribadiamo quanto già detto pochi giorni fa proprio su questo argomento,  – dichiara Francesco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Usb Taranto – ArcelorMittal persegue il suo progetto di azzeramento delle aziende dell’indotto, e questo è solo l’inizio. Massimizzare il profitto e minimizzare i costi porta solo al ribasso in termini di sicurezza e diritti dei lavoratori. Al sindaco di Taranto e al Presidente di Confindustria Taranto diciamo in maniera chiara che c’è bisogno di intervenire vigorosamente ed in tempi immediati a tutela dei lavoratori e delle aziende locali. Questa situazione può avere un impatto sociale devastante perché con l’esclusione dall’appalto di aziende storiche andiamo incontro al collasso della già debole economia locale”.

Sul tema degli appalti si sofferma anche la Fim Cisl che chiede “un incontro ad Arcelor Mittal per capire quali sono i piani della sua controllata Alliance Green Service, ma soprattutto chiediamo a tutte le nuove aziende appaltatrici subentranti di farsi carico del personale attualmente in forza alle imprese uscenti”. Questa la posizione della Fim dopo il mancato accordo sulla procedura di licenziamento, avviata dal gruppo Castiglia per 201 dei 264 dipendenti, attualmente impiegati nel siderurgico di Taranto tra pulizie industriali, civili, trasporti e servizi, inquadrati sia col contratto multiservizi che con quello metalmeccanico-industriale.

“Negli ultimi mesi – spiega in una nota stampa la Fim – Arcelor Mittal ha avviato una politica di razionalizzazione del settore, per avere una parte di gestione diretta e tagliare i costi. Motivo per cui l’azienda di Massafra (in provincia di Taranto) Castiglia, presente nell’ex Ilva da oltre dieci anni, con circa 400 dipendenti tra interni ed esterni allo stabilimento di Taranto, già gravata dai danni precedentemente subiti per via dei mancati pagamenti di Ilva Spa (prima del commissariamento), si è trovata costretta a lasciare a fine settembre tutte le attività. A Castiglia dall’1 ottobre subentreranno Alliance Green Service Italia, Ecologica spa, Evoluzione ecologica,  Mad, Ags Italia e Sea”.

“Dall’incontro tenutosi tra le organizzazioni sindacali e l’azienda Castiglia – commenta Biagio Prisciano – è emerso che la procedura di licenziamento avviata, riguarda 201 dipendenti, inoltre ci sono ulteriori 100 contratti in scadenza tra settembre e ottobre 2019. Dopo il mancato accordo andremo all’ufficio vertenze di lavoro della Provincia di Taranto per un ulteriore passaggio a completamento della procedura. Clausola sociale a parte, noi chiederemo che per tutti i lavoratori, sia a tempo indeterminato o a scadenza, siano assunti dalle aziende che subentreranno”.