Arcelor Mittal, da oggi a Taranto nuova cassa integrazione

Arcelor Mittal, da oggi a Taranto nuova cassa integrazione

Parte oggi la nuova tranche di cassa integrazione ordinaria per covid 19, nello stabilimento Arcelor Mittal di Taranto. Il provvedimento avrà durata di nove settimane. L’azienda ne ha chiesto l’utilizzo per l’intero organico pari a 8147 unità. Nei primi giorni di agosto gli operai avevano già osservato un altro turno di cigo per covid, della durata di sei settimane.


“Non possiamo continuare a vivere di cassa integrazione. Servono progetti che diano credibilità alla siderurgia e restituiscano dignità ai lavoratori”. È il commento del segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi. “Per quanto tempo ancora – chiede il sindacalista – si potrà andare avanti seguendo la strada a senso unico della cassa integrazione? A Taranto,
come nel resto del gruppo ArcelorMittal, sono anni che si parla solo ed esclusivamente di Cig con relative proroghe con dati certi alla mano. In questi anni non abbiamo mai sentito parlare di investimenti e di rilancio dello stabilimento. Dal 2019, dopo l’ingresso di ArcelorMittal, non sentiamo
parlare di manutenzioni degli impianti e del futuro dei lavoratori dell’appalto e dell’Ilva in Amministrazione straordinaria”.



La situazione nel territorio tarantino, giorno dopo giorno, diventa sempre più pesante. “Non possiamo credere che la cassa integrazione – rileva Prisciano – possa durare all’infinito, non possiamo immaginare un territorio che, giorno dopo giorno, mese dopo mese, si avvii verso una
forma di povertà irreversibile. Ben vengano le dichiarazioni di alcuni rappresentanti politici secondo cui è necessario puntare sulla riconversione impiantistica, favorendo lo sviluppo di tutta una serie di altri settori, ma facciamo presto. Servono soluzioni per affrontare l’immediato”.

“In questi giorni – ricorda il sindacalista della Fim Cisl – partiranno le assemblee all’interno della fabbrica per metter su un percorso condiviso di mobilitazioni. È importante far giungere al governo il nostro grido d’allarme, alla luce anche delle forti difficoltà che le aziende dell’appalto registrano nel saldo delle fatture per i lavori effettuati. Difficoltà che, di conseguenza, si ripercuotono sui lavoratori che non ricevono con regolarità gli stipendi”.


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