Arcelor Mittal e coronavirus, la fabbrica non si ferma. E Taranto chiama il prefetto

Arcelor Mittal e coronavirus, la fabbrica non si ferma. E Taranto chiama il prefetto

La grande fabbrica ha paura, ma per ora non si ferma. Lavoratori e sindacati da giorni chiedono di portare gli impianti al minimo, facendo ruotare solo il personale di comandata: un migliaio di unità spalmate su tre turni.


L’emergenza coronavirus ed i decreti del Governo hanno rallentato il passo del gigante d’acciaio, ma cokerie e acciaierie sono ancora in marcia. Al suo funzionamento provvedono giornalmente circa 3000 diretti e un migliaio dell’appalto. Sono di Taranto, ma non solo. Provengono da centri della provincia ionica, della regione e anche oltre. Potenzialmente una bomba ad orologeria. Se esplodesse il focolaio Ilva, i numeri del contagio potrebbero subire un impennata e mettere in difficoltà la tenuta del sistema sanitario regionale. Un pericolo che nessuno può permettersi.



Tecnicamente anche l’ultimo decreto di Conte autorizza la marcia degli impianti. Il prefetto, però, può deciderne il fermo a due condizioni: che lo stop momentaneo non procuri nocumento agli impianti stessi e che non generi situazioni di rischio per i lavoratori.

Per questo gli appelli al prefetto di Taranto Demetrio Martino, si fanno stringenti ed urgenti. A lui si è rivolto il sindaco di Taranto chiedendo di salvaguardare e tutelare la salute degli operai in via prioritaria. Da giorni lo sollecitano i sindacati. Nel pomeriggio ennesimo confronto con Arcelor Mittal risolto con un nulla di fatto. Da qui l’appello congiunto di Fim, Fiom, Uilm e Usb per la convocazione di un “incontro urgente con il prefetto”. Anche Confindustria Taranto, in relazione all’emergenza coronavirus, ritiene ormai improcrastinabile fermare l’attività del siderurgico dopo aver messo in sicurezza gli impianti.

“L’unico sistema per centrare il contenimento del rischio di contagio da coronavirus è avviare in fabbrica la gestione a comandata – ribadisce Franco Rizzo, coordinatore di Usb Taranto – dall’ultimo Dpcm si evince chiaramente che bisogna salvare la vita delle persone, ed evitare più possibile il diffondersi del contagio, data anche l’attuale offerta sanitaria sul territorio che potrebbe rivelarsi insufficiente rispetto alle necessità, nel caso in cui i numeri dovessero crescere”.


“Arcelor Mittal non ha risposto alle nostre domande – sostiene Biagio Prisciano, segretario della Fim Cisl ionica – ci hanno detto che stanno verificando, ma niente di concreto. Solo affermazioni generiche. La salute dei lavoratori è priotitaria e per questo ci rivolgiamo al Prefetto di Taranto, autorità competente in materia secondo l’ultimo Dpcm”.


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