Arcelor Mittal Italy Energy, il “NO” dei sindacati alla cassa integrazione per covid

Arcelor Mittal Italy Energy, il “NO” dei sindacati alla cassa integrazione per covid

“Prendere o lasciare”. E’ questo, secondo i sindacati, l’atteggiamento assunto da Arcelor Mittal Italy Energy nel recente incontro con le segreterie di settore sulla cassa integrazione per covid-19. Pubblichiamo di seguito la nota stampa congiunta inviata da Filctem Cgil (Giordano Fumarola), Flaei Cisl (Francesco Solazzo), Uiltec Uil (Amedeo Guerriero) , Ugl Chimici (Alessandro Calabrese), al termine della riunione.


“La società ArcelorMittal Italy Energy è composta dalle centrali site all’interno dello stabilimento, alimentate dai gas siderurgici del processo dell’acciaieria, attraverso i quali viene prodotta energia elettrica che alimenta l’intero stabilimento. Società quindi strategica per l’impatto ambientale, rientrata nell’acquisizione di vendita di ramo d’azienda con l’accordo del 6 settembre 2018, che venne definito a zero esuberi, in cui c’era un entusiasmante progetto di bonifica e ambientalizzazione che sarebbe dovuto essere portato a termine dai lavoratori temporaneamente, messi in Cigs, per i quali era stato ben definito un piano di rientro nella società acquisitrice, divenuto un miraggio.



Le segreterie territoriali del comparto elettrico Filctem CGIL – Flaei CISL Reti – Uiltec UIL e UGL Chimici di ArcelorMIttal Italy Energy, sono state convocate dall’azienda per un incontro avente come oggetto la famosa Cigo, causale Emergenza Covid 19, aperta per tutto il personale per un totale di 99 lavoratori. Sconfortante è stato l’atteggiamento dell’azienda, che un tempo avremmo definito un rapporto da padrone di Ferriera, la quale incalzata dalle richieste dalle segreterie, che cercavano di avere notizie utili e soprattutto plausibili per giustificare tale richiesta, hanno ottenuto in tutta risposta che non vi erano condizioni migliorative da trattare.

Sostanzialmente un prendere o lasciare. Arcelor Mittal Italy Energy è incapace di fornire delle certezze ed un futuro lavorativo solido, i lavoratori meritano rispetto, onestà intellettuale e lealtà, perché loro questo hanno dato all’azienda nel corso di tutti questi anni e noi non possiamo permetterci di avallare una CIGO Covid 19 a scapito dei lavoratori. Lo definiamo un incontro sterile, che intacca nuovamente i lavoratori ormai stremati e sfiduciati da una gestione pressapochista delle centrali conforme a quelle di tutte il gruppo, privo di contenuti, ma carico di dissapori e strategie che nulla hanno a che vedere con il lavoro inteso come strumento finalizzato alla produzione, al contrario, la politica aziendale della quale siamo spettatori e non parte integrante, pare miri all’annichilimento di ciò che resta a mandare ancora avanti questo stabilimento.

Un’azienda che continua a creare una rottura sempre più profonda tra lavoratori e dirigenza oltre che con la città di Taranto, capace di produrre slogan quotidiani che parlano di sicurezza e grandi progetti che probabilmente servono solo per ottenere sovvenzionamenti e agevolazioni statali. Per le Segreterie Territoriali, lavorare in AMIE significa lavorare in un castello di sabbia che prima o poi crollerà come le certezze, la fiducia e le speranze che i lavoratori avevano posto nel grande colosso multinazionale dell’acciaio nel 2018. L’incontro è terminato con un nulla di fatto, le Segreterie Territoriale hanno ritenuto non valida la richiesta di apertura della suddetta cassa, rigettando al mittente la richiesta. L’azienda unilateralmente avvierà la CIGO a partire dal 18 maggio sotto la propria responsabilità, un atteggiamento questo che le OO.SS. pare essere preludio di una crisi di più ampio respiro non strettamente legata all’emergenza epidemiologica”.



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