Arcelor Mittal, tra scioperi e sit-in Taranto protesta ancora

Arcelor Mittal, tra scioperi e sit-in Taranto protesta ancora

Oggi giornata di mobilitazione dei lavoratori di Arcelor Mittal a Taranto. Usb ha proclamato uno sciopero di 24 ore ed ha svolto un presidio dinanzi alla direzione dello stabilimento. Sempre questa mattina Fim, Fiom, Uilm hanno dato vita ad un sit-in sotto la Prefettura ed hanno indetto uno sciopero di 4 ore per lunedì 25 maggio, in concomitanza con l’incontro convocato dal ministero dello Sviluppo economico.


“Alla manifestazione – spiega il coordinatore provinciale di Usb, Francesco Rizzo – hanno preso parte dipendenti diretti di Am, lavoratori delle aziende dell’appalto e gli ex Ilva in Amministrazione Straordinaria. Ciascuno di questi è portatore di una storia di lavoro svilito, malato, privato della sua dignità. I dipendenti della multinazionale vengono licenziati senza un vero motivo valido e trovano i badge disattivati da un giorno all’altro; i lavoratori delle ditte dell’appalto vivono indirettamente le conseguenze del mancato pagamento degli arretrati alle aziende per le quali operano; gli ex Ilva in AS subiscono scelte arbitrarie nella scelta del criterio utilizzato per stilare le graduatorie e quindi per individuare le unità lavorative da assumere direttamente. Al mancato rispetto per i diritti dei lavoratori si aggiunge quello mostrato nei confronti del sindacato, dal momento che la multinazionale non dialoga con le organizzazioni, e ancora quello nei confronti delle Istituzioni e della città, considerato che non rispetta gli impegni assunti nell’accordo col Governo né sul piano occupazionale, né su quello ambientale”.



Secondo Usb è “ormai giunto il momento di mandare via Arcelor Mittal e il suo ad Lucia Morselli dalla città da Taranto. Da qualunque parte la si veda, questa gestione è, per le varie ragioni elencate, un vero e proprio fallimento: il dramma economico si aggiunge a quello ambientale. Questo è ormai un dato di fatto, difficile da mettere in dubbio. Per questo oggi il primo passo da fare non può che essere quello dell’allontanamento del gruppo franco-indiano. Il Governo, subito dopo, dovrà mettere in sicurezza la fabbrica e aprire la discussione sulle alternative future per i lavoratori e per i loro figli. Per noi la strada è l’accordo di programma mirato a costruire un domani senza la grande industria. Apprendiamo la triste notizia che arriva da Genova: un collega è stato ritrovato questa mattina senza vita. La nostra vicinanza alla famiglia del lavoratore prematuramente scomparso”.


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