ArcelorMittal, a Taranto scioperi, polemiche e incertezze

ArcelorMittal, a Taranto scioperi, polemiche e incertezze

Un Ferragosto tra scioperi, incertezze e polemiche nello stabilimento siderurgico di Taranto gestito da ArcelorMittal Italia. L’agitazione proclamata da Fim, Fiom, Uilm per l’area Ima 1 (24 ore nei giorni 21, 22, 23 agosto) è stata revocata a seguito dell’incontro con l’azienda durante il quale sono state illustrate le necessità di personale funzionale alla marcia degli scaricatori al II sporgente.


“Il personale eccedente l’attuale forza lavoro – recita il verbale di riunione – sarà individuato sulla scorta delle esigenze tecnico-organizzative dell’azienda declinate anche sulla base  del complessivo bagaglio professionale del dipendente”. Dal 26 agosto il personale individuato sarà “avviato ad un percorso di training finalizzato all’inserimento lavorativo presso aree e reparti per le quali sussistono necessità aziendali”. Inoltre, a partire da settembre “saranno avviati ulteriori dipendenti ad un percorso di training presso gli scaricatori attualmente in uso presso l’area Ima 1”.



Resta confermato lo sciopero di 24 ore proclamato dall’Usb per il 16 agosto 2019. Alla base dell’agitazione “i premi elargiti in busta paga da parte dell’azienda a determinati soggetti che hanno assicurato la presenza durante i giorni di sciopero indetti per la tragica morte del collega Cosimo Massaro”. Sulla stessa vicenda interviene anche l’Ugl di Taranto. “Qualunque sia il motivo di questa distribuzione – scrive il segretario confederale Alessandro Calabrese –  che ci riserviamo di verificare, in queste condizione è un atteggiamento comunque sbagliato ed irrispettoso. Avremmo gradito un atto di generosità nei confronti della famiglia del lavoratore, degli investimenti immediati per la sicurezza ma ci siamo limitati ad effettuare incontri con la Task Force, che rimarranno solo carta scritta da presentare al Mise se nulla di straordinario verrà attuato come concordato nell’ultimo incontro romano”.

Sullo sfondo incombono le incertezze sull’approvazione del nuovo “scudo legale” strettamente legato all’attuazione dei singoli interventi del piano di risanamento ambientale del siderurgico di Taranto. La decisione era stata assunta nel Consiglio dei ministri dello scorso 6 agosto, ma la crisi di governo intervenuta nei giorni successivi ha bloccato l’iter del provvedimento.

Non vanno dimenticati, inoltre, i gravi problemi del sistema degli appalti. E’ ancora l’Usb che interviene sull’argomento. “ArcelorMittal persegue il suo progetto di azzeramento delle aziende dell’indotto – si legge in un comunicato – nonostante l’Usb abbia lavorato per migliorare le condizioni dei lavoratori delle aziende del territorio”. “Con diversi soggetti interessati – aggiunge il coordinatore provinciale Francesco Rizzo – avevamo messo in campo ragionamenti volti a sostituire il contratto multiservizi, adottato dalle aziende in appalto per inquadrare i lavoratori, con il contratto metalmeccanico. Gli impegni discussi avrebbero favorito l’inserimento del contratto metalmenccanico contestualmente al rinnovo del contratto di appalto.  E’, questo, un discorso che mirava all’uniformità dei contratti perché il nostro obiettivo era, ed è ancora oggi, l’esclusione dei contratti che puntano ad ottenere un risparmio da parte dei gestori del siderurgico ma che di conseguenza portano a comprimere i diritti dei lavoratori”.



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