ArcelorMittal, appalto nel caos a Taranto

ArcelorMittal, appalto nel caos a Taranto

L’improvvisa fuga di ArcelorMittal dallo stabilimento di Taranto, oltre a creare tensioni e preoccupazione tra gli 8.200 dipendenti diretti, sta già avendo ricadute negative sulle imprese dell’indotto ex Ilva che annovera oltre un centinaio di aziende e circa 6000 addetti. 


Questa mattina amara sorpresa per i dipendenti della Lacaita Pietro srl ai quali è stato comunicato che le retribuzioni del mese di ottobre saranno riconosciute a data da destinarsi “a causa – spiegano in una nota i delegati aziendali di Fim e Fiom – dei mancati pagamenti delle fatture scadute da parte della committente ArcelorMittal”. I sindacati, in segno di protesta, hanno proclamato lo stato di agitazione con sciopero dalle 07 di questa mattina a fine turno.



Proprio ieri Fim, Fiom, Uilm avevano incontrato l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli sul tema degli appalti. “L’Ad ha chiarito – riferiscono i sindacati in una nota stampa congiunta – che l’azienda rispetterà tutti gli impegni, a partire dal pagamento delle spettanze previste dal contratto d’appalto”. Fim, Fiom, Uilm, pertanto ritengono “inammissibile, da parte di alcune aziende dell’indotto, l’avvio di procedure di cassa integrazione e la contestuale minacci di mancati pagamenti degli stipendi. Confindustria ponga fine a questo inutile ricatto sulla pelle dei lavoratori”. 

Sempre ieri una nutrita delegazione di imprenditori aderenti a Confindustria Taranto e sindaci della provincia ionica ha inscenato una protesta sotto la sede del Ministero dello Sviluppo economico prima di incontrare il ministro Patuanelli cui hanno esposto la grave situazione del settore. Le aziende reclamano il mancato pagamento di lavori per circa 50 milioni di euro, cui si aggiungono i circa 150 finiti nella massa passiva di Ilva in amministrazione straordinaria.

 

 


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