Mittal: ecco cosa hanno detto Emiliano, Melucci e Gugliotti a Conte

Mittal: ecco cosa hanno detto Emiliano, Melucci e Gugliotti  a Conte

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e il presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti,  hanno partecipato ieri al vertice convocato a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sulla vertenza ArcelorMittal.


Il governatore ha riproposto uno dei suoi cavalli di battaglia, la decarbonizzazione. “Si può decarbonizzare la fabbrica – ha detto – senza licenziare nessuno”.  Molto chiara la posizione di Melucci che ha sollecitato tutti ad andare oltre le questioni, pur importanti, che attengono l’occupazione e la produzione ed ha sollecitato un “ripensamento profondo del modello di gestione e di sviluppo di quell’acciaio”. Di seguito pubblichiamo i loro interventi.



Michele Emiliano, presidente Regione Puglia – “Non è capitato spesso che io abbia condiviso dalla prima all’ultima parola l’intervento di un presidente del Consiglio in questa sala, ma stasera è successo. In sede politica credo che la posizione che il Governo ha preso sia ineccepibile in termini di difesa del diritto e della dignità del nostro Paese. In sede amministrativa noi come Regione Puglia sosterremo il contenzioso in atto, nel limite delle possibilità tecniche che l’avvocatura di Stato ci indicherà, e cercheremo di fornire al governo elementi di prova per dimostrare il dolo e forse anche la premeditazione di questo recesso da parte di Arcelor Mittal.

Pensiamo di avere acquisito negli anni, nella memoria e negli atti, diversi elementi che ci possono far pervenire a una conclusione di questo genere.
La sfida della decarbonizzazione che il presidente Conte ha annunciato, noi la condividiamo e la sosterremo in ogni modo possibile, con la consapevolezza delle difficoltà che questa strada apre. Perché sono anni che mi ripetono che questa strada è difficile e che costa troppo.
Ma le nostre comunità sanno bene quali sono i costi reali della produzione a carbone in termini di salute e di economia e per questo sosteniamo che la decarbonizzazione sia l’unica strada possibile, che peraltro aprirebbe possibilità di lavoro e di ricerca per tutti i soggetti che si misurano con la modernità. E sarebbe anche una mossa competitiva e intelligente, perché se l’Italia dovesse disporre della prima grande acciaieria Carbon free può pretendere dall’Europa sostegno economico e protezione dalle produzioni inquinanti.

Dico questo con cognizione di causa: la Regione Puglia ha avuto l’onore di ricevere dal Comitato delle regioni il compito di redigere il parere sulla strategia UE sui mutamenti climatici di lungo periodo. Nell’ambito di questo lavoro siamo riusciti ad avere contatti con la Commissione europea sino a convincerla della necessità di ricominciare a finanziare l’innovazione tecnologica delle acciaierie, per diminuire le emissioni di Co2 e di sostanze cancerogene ma anche per rispettare il trattato di Parigi. Abbiamo quindi a disposizione una serie di possibilità finanziarie per avviare attività che, senza rinunciare alla produzione di acciaio, possano diversificare la produzione e mantenere livelli occupazionali, dando quella pluralità al Sistema industriale tarantino che lo sottrarrebbe alla monocultura dell’acciaio. Il valore strategico della fabbrica è definito dalla legge e quindi oggi non è in discussione. Ma questa fabbrica deve avere la possibilità di avviare la sua Decarbonizzazione senza licenziare nessuno. La corte costituzionale è stata chiara: il sacrificio del diritto alla salute rispetto al diritto alla produzione era possibile nell’ambito di un tempo determinato oltre il quale non si può andare. Bisogna intervenire avendo consapevolezza che l’equilibrio delicato della fabbrica deve essere presidiato dalla efficienza e velocità degli interventi.


Chiediamo attraverso il processo di decarbonizzazione e tutte le cautele possibili, di difendere il diritto alla salute dei cittadini che hanno sopportato l’Ilva per 50 anni. L’Ilva per la nostra comunità non è un pensiero felice, è una specie di condanna alla quale ci siamo forse rassegnati, alla quale abbiamo prestato obbedienza in quanto italiani.
Però adesso la misura è colma. La questione della salute va messa al primo posto facendo molto meglio di quanto fatto sino ad oggi.
Noi siamo determinati, visti i sacrifici di questi 50 anni, a difendere i livelli occupazionali: è una linea del Piave sulla quale non possiamo fare passi indietro. Andare a dire a queste persone che hanno livelli epidemiologici più alti rispetto alla media delle altre aree della Puglia e dell’Italia, che qualcuno li vuole anche licenziare o mettere in cassa integrazione è inaccettabile. Dobbiamo prevedere qui una difesa assoluta dei livelli occupazionali e vedremo in quale maniera, se con ArcelorMittal o senza, ma su questo credo che la posizione del Governo e della Regione coincida.

Infine, annuncio che oggi come Regione Puglia abbiamo pubblicato un bando, con una base di dieci milioni di euro, per sostenere il reddito e la formazione dei lavoratori in cassa integrazione, realizzando una precisa richiesta del sindacato. Con fondi nostri che verranno messi a disposizione di migliaia di lavoratori pugliesi. Il governo può contare su di noi. In tutte le sedi possibili sosterremo la posizione che condividiamo per una questione di tutela della dignità del paese. Nessuno può prenderci in giro e dare addirittura l’impressione che lo Stato abbia mancato alla parola prendendo a pretesto un aggiornamento della legislazione per non incorrere nell’inevitabile, imminente pronunciamento della Corte costituzionale. Siamo seduti qui, a prescindere dalle parti politiche diverse, per lavorare nell’esclusivo interesse del paese”.

Rinaldo Melucci, sindaco di Taranto – “Ringraziamo il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte per questo incontro urgente, franco, pragmatico, teso intanto a salvaguardare tutti i posti di lavoro, diretti ed indiretti, dello stabilimento siderurgico di Taranto. Saremo al fianco del Governo, senza distinguo, anche dal punto di vista giudiziario, nella battaglia con un operatore che, ad oggi, sembra inadempiente nei confronti del contratto. La rigidità di ArcelorMittal e, come sottolineato da molti al tavolo, la articolata preparazione che sicuramente ha preceduto il deposito dell’atto di recesso dimostrano una decisione irreversibile, presa da tempo, oltre che, ci sembra, una mancanza definitiva di propensione al dialogo costruttivo con le istituzioni e la comunità ionica.

L’azienda non ha risposto alle aspettative più importanti di Taranto, che erano collegate a priorità di natura ambientale e sanitaria, non solo occupazionale. Per questo, insieme ad una risoluzione dell’emergenza sul lavoro, abbiamo chiesto al Presidente Conte di ritenerci a disposizione, sin d’ora, per l’elaborazione di un nuovo grande piano di gestione e revisione tecnologica di quell’asset strategico per l’intero Paese. Al Governo schierato abbiamo sottolineato che non ci spaventa la sfida o il rischio di nuovo sacrifici, purché l’uomo ritorni centrale in questo negoziato, vale per i nostri bambini e per tutti i cittadini ed i lavoratori tarantini.

Qualunque reazione a questa grave crisi deve partire da qui, molto oltre il perimetro del solo profitto o del pil italiano. Se pensiamo che adempiendo richieste di ArcelorMittal, o anche riuscendo a salvaguardare oggi quei posti di lavoro, la questione sia chiusa, sbagliamo. Perché senza un ripensamento profondo del modello di gestione e di sviluppo di quell’acciaio, la prossima crisi non tarderà a ripiombarci tutti nel baratro. Dobbiamo ora lavorare tutti uniti e senza pregiudizi vicendevoli”.

Giovanni Gugliotti, presidente della Provincia di Taranto

“Ho esposto al Governo due questioni che ritengo fondamentali. Il sistema delle imprese locali, soprattutto di quelle che operano nell’indotto siderurgico, va tutelato. Anche solo immaginare che il disimpegno di Arcelor Mittal corrisponda alla volatilizzazione dei crediti che vantano i nostri imprenditori, infatti, sarebbe una catastrofe. Se dovesse accadere, le nostre aziende non avrebbero nemmeno le risorse per traguardare questo momento di incertezza. Perché non dobbiamo dimenticarlo: gli imprenditori dell’indotto sono già creditori delle precedenti gestioni. Per questo ho chiesto al Governo di non sottovalutare la questione, dicendogli di poter contare su tutto il supporto che gli enti locali sarebbero capaci di dare. Qualunque sia il destino del siderurgico, poi, va salvaguardata la prospettiva di sviluppo del territorio con un piano economico che possa essere alternativo o complementare, vanno preservati i lavoratori che non meritano di subire le incertezze di un mercato sempre meno etico, va protetto il diritto dei cittadini a vivere in un territorio salubre, dove la sostenibilità sia un presupposto e non l’obiettivo da raggiungere. Per fare tutto questo è necessario esprimere una sola voce, la voce del “sistema Italia”, che assommi in sé le istanze di tutti i livelli: statale, locale, politico, amministrativo, sindacale, economico, imprenditoriale. Andare in ordine sparso non ci porterebbe da nessuna parte e farebbe il gioco di chi, invece, spariglia per cogliere più opportunità. Lo sapete, a me piace l’idea del “patto”: è forse arrivato il momento di stringerne uno ancora più solido, inattaccabile, a tutela della dignità di una popolazione non più disposta a chinare il capo!”.


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