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ArcelorMittal, un premio a chi non sciopera per la morte dell’operaio

Pubblicato | da Redazione

Un premio in denaro per chi non sciopera. E’ questa la denuncia dei sindacati in ordine all’ennesimo episodio che si sarebbe verificato nello stabilimento ArcelorMittal Italia di Taranto. La prima segnalazione in tal senso è arrivata dal coordinatore provinciale dell’Usb, Francesco Rizzo. “Ci risulta – scrive in una nota stampa – che in alcune aree dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto sarebbero stati riconosciuti premi in busta paga, pari a circa 500 euro, ad alcuni lavoratori che, al fine di assicurare la marcia degli impianti e quindi relativa produzione, non hanno aderito allo sciopero indetto in occasione del tragico decesso di Cosimo Massaro, l’operaio che prestava servizio sulla gru al IV sporgente crollata in mare”.

“Oltre al degrado degli impianti – aggiunge Rizzo – in fabbrica si vive un degrado morale senza precedenti. Questi premi produzione riconosciuti dall’azienda hanno un sapore macabro e dimostrano il peso che i gestori conferiscono alla produzione di fronte al valore che danno ad una vita umana”.

Sul caso intervengono anche i coordinatori di Fim, Fiom e Uilm: Vincenzo La Neve, Francesco Brigati e
Gennaro Oliva. “Apprendiamo – scrivono in un documento congiunto – dell’erogazione di un premio ad personam stanziato da Arcelor Mittal ad alcuni preposti aziendali che, in occasione dello sciopero indetto a seguito della morte di un nostro collega, hanno operato in alcuni reparti dello stabilimento siderurgico per consentire la continuità produttiva. Un metodo che tanto ci ricorda la cattiva gestione dei Riva che utilizzava la propria fascia di controllo per garantire la produzione anche in presenza di gravi carenze impiantistiche. Infatti, Fim, Fiom e Uilm già in quell’occasione avevano denunciato agli enti ispettivi l’utilizzo dei preposti in attività non di loro competenza”.

“Eppure – proseguano i coordinatori di Fim, Fiom , Uilm – solo qualche giorno fa è arrivata ai dipendenti la lettera, da parte  dell’amministratore delegato, che esorta ad avere fiducia e speranza per il futuro industriale, ambientale e occupazionale del gruppo in accordo ad un nuovo modello manageriale.
Da quanto emerso oggi i contenuti della stessa lettera sono stati tempestivamente smentiti, facendoci ritornare ad un passato in cui la produzione ha sempre prevalso, anche difronte alla perdita di vite umane”.

Fim, Fiom e Uilm “rimangono basiti da tale atteggiamento che continua ad allontanare i lavoratori e i cittadini  da un’azienda che, da subito, ha mostrato il vero volto della multinazionale. Di fronte ad un evento tragico, quale la morte di un lavoratore, è ingiustificabile quanto avvenuto e, se confermato, il sindacato non può che prenderne le distanze e aumentare la conflittualità con chi non rispetta la vita umana. Inoltre, il ricorso al tar, presentato in merito al riesame dell’autorizzazione integrata ambientale, e atteggiamenti di questo tipo non fanno altro che aumentare il divario tra la fabbrica e la città”.