Quasi 600 centraline per monitorare l’area a rischio ambientale di Taranto

Quasi 600 centraline per monitorare l’area a rischio ambientale di Taranto

Sono quasi seicento, 592 per la precisione, le stazioni di monitoraggio all’interno dei 564 chilometri quadrati di area di crisi ambientale di Taranto. Con questi strumenti sarà controllato lo stato qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e delle acque sotterranee; rilevati i fattori meteomarini-oceanografici e i fattori fisici, fisico-chimici, ambientali ed ecotossicologici del Mar Piccolo e del Mar Grande. Sarà controllato, infine, lo stato qualitativo dei suoli; monitorata la matrice alimentare di origine vegetale destinata sia all’alimentazione umana sia all’alimentazione zootecnica.


L’argomento sarà al centro dell’iniziativa in programma il 2 luglio, alle ore 12,00, nella sede del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute N.A.S., in Viale dell’Aeronautica 122, a Roma. Si tratta di un seminario dedicato alle attività del piano di monitoraggio integrato per l’area ad elevato rischio di crisi ambientale di Taranto.



Intervengono Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità; Vera Corbelli: Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto; Adelmo Lusi , Generale del Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute; Maurizio Ferla, Generale comandante dei Carabinieri Tutela Ambientale e Stefano Laporta, Direttore Generale ISPRA

L’attuazione del “Sistema di Monitoraggio”, finalizzato alla tutela delle risorse ambientali ed alla sicurezza per la salute umana, vede la partecipazione diretta, mediante accordi di collaborazione istituzionale, dell’Arma dei Carabinieri – specificatamente Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, Nucleo Operativo Ecologico e Comando Provinciale di Taranto – e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Le misure, strutturali e non strutturali, finalizzate alla bonifica, ambientalizzazione, riqualificazione e rigenerazione a cura del Commissario Straordinario, interessano l’area dichiarata SIN e l’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (Taranto, Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola). “Le principali azioni messe in atto – spiega una nota stampa dei carabi ieri del Nas – sono rappresentate da: interventi urgenti in area SIN e nel quartiere Tamburi (plessi scolastici, bonifica aree non pavimentate del Cimitero San Brunone, messa in sicurezza dell’area PIP di Statte, bonifica, rigenerazione e riqualificazione Mar Piccolo); predisposizione e attuazione di un programma di misure a medio e lungo termine sull’intera Area vasta; messa in sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi (16.500 fusti) in deposito abbandonato nell’area ex Cemerad – Comune di Statte”.


Nell’ambito delle “misure a medio – lungo termine” si colloca il “Sistema di Monitoraggio integrato Acqua e Suolo”, un progetto, scaturito da una partecipazione e condivisione con tutti soggetti interessati, quali: MATTM, ISS, ISPRA, ARPA ed ASL. Il Piano di Monitoraggio, così concepito, consente il controllo, nel tempo, delle matrici ambientali: acque, suolo e sottosuolo, nonché quello delle matrici alimentari di origine vegetale; e la costante verifica dell’evoluzione degli scenari di contaminazioni.

La progettazione sviluppata costituisce un “prodotto” del percorso tecnico-scientifico-gestionale innovativo multiscalare e multidisciplinare, che in una visione in una visione integrata e di tipo “top down”, è stato realizzato sull’area di crisi ambientale. Percorso che si è fondato sulla conoscenza: dello stato attuale, dell’evoluzione del sistema fisico/ambientale e dei processi geo-chemio-meccanici che agiscono al suo interno, in una visione integrata ed olistica.

“Il contesto geo-ambientale di riferimento, prioritariamente definito – prosegue la nota stampa – ha consentito di configurare: le potenziali sorgenti di contaminazione primarie e secondarie; la probabilità spaziale temporale delle contaminazioni presenti nelle matrici ambientali; le modalità di migrazione degli inquinanti; i bersagli reali e potenziali. Il percorso innovativo, così circoscritto, ha consentito di determinare e declinare un sistema di monitoraggio finalizzato alla tutela della salute e dell’ambiente e rappresenta, nel contempo, il presupposto ineludibile, per la progettazione e realizzazione di ulteriori interventi di bonifica, ambientalizzazione e rigenerazione dell’area di riferimento”.


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