Arsenale, emergenza amianto: ecco i numeri dell’esposizione

Arsenale, emergenza amianto: ecco i numeri dell’esposizione

Giustizia per i dipendenti della Marina Militare esposti all’amianto! Una lettera aperta ai parlamentari ionici solleva il caso. La Cgil Funzione Pubblica dettaglia e si rivolge a chi dovrebbe rappresentare questa istanza a Roma. L’esposizione va oltre il 1992. La materia è controversa e richiede analisi e approfondimento. Caso per caso ma soprattutto spalmando l’intera emergenza su tutto il “territorio militare” ionico.


I dati acquisiti dalla Commissione parlamentare di inchiesta, che si occupa anche dei danni provocati dall’amianto nel settore Difesa, in occasione dell’audizione dell’associazione ‘Contramianto’, parlano chiaro. I numeri sono spietati.
191 patologie gravi accertate, tra il personale civile, legate all’inalazione di fibre di amianto, tra cancro, asbestosi, mesotelioma; 621 casi di malattia rilevati tra il personale militare negli anni dal 1993 al 2012; ad oggi, risulta bonificato totalmente solo il 20% del naviglio militare; il 44% in modo parziale. “Il resto è ancora da ripulire, segno di una presenza importante di amianto i molte navi della Marina Militare, nelle quali, presumibilmente, lavora e vive del personale militare e interviene il personale civile addetto alle manutenzioni e riparazioni” spiegano Mino Bellanova – segretario Generale Fp Cgil Taranto –  e Lorenzo Caldararo, segretario funzioni centrali Fp Cgil Taranto.



Tra il 1993 ed il 2000, secondo gli atti pubblicati, nel solo Arsenale di Taranto sono state smaltite ben 600 tonnellate di amianto.
A ciò si aggiunga che la rimozione delle tettoie – in eternit – delle officine si è protratta sino a pochi anni orsono, e sono ancora in itinere le procedure per la rimozione e lo smaltimento dell’asbesto presente sulle navi militari.
La FP CGIL Taranto “da tempo ha sollecitato la Marina Militare ad attrezzarsi per produrre una mappatura di tutte le aree (a terra e a bordo) da controllare e bonificare” si legge nel documento sindacale.
E’ recente un intervento della RLS Arsenale di Taranto che ha chiesto, alla Direzione e ad altri Enti della Difesa, controlli, verifiche e informazioni circa l’ipotesi, paventata da alcuni lavoratori, di guarnizioni in amianto presenti, presumibilmente a bordo e/o nei magazzini.
“Questi elementi testimoniano indiscutibilmente la presenza, fino ai giorni nostri, in tante unità navali e in tutta l’area dell’Arsenale MM di Taranto, di questo materiale altamente pericoloso per la salute. Beffardamente, invece, l’inali, ai sensi dell’art. 47 del decreto legge 269/2003, convertito con L. 326/2003, è orientata a riconoscere ai dipendenti della Difesa l’esposizione all’amianto solo fino al 1992 !!!” sottolineano Caldararo e Bellanova.
“La salute di militari e civili non può essere mercificata, e occorrono delle leggi più stringenti per la tutela della salute e per il superamento dei pericoli delle fibre di asbesto. E’ assurdo che la legge riconosca la pericolosità del lavoro in ambienti in cui vi sia una concentrazione di 100 fibre di amianto per litro di aria, sottovalutando il rischio che l’ingestione/inalazione di poche fibre di asbesto possono provocare l’insorgenza di carcinomi e mesoteliomi, anche a distanza di svariati anni!
Non si può tacere, inoltre, sull’ingiustizia che vede un trattamento previdenziale diverso fra dipendenti pubblici e privati, che pure hanno lavorato fianco a fianco e negli stessi ambienti” scrivono dalla Cgil Fp.
Insomma, secondo Bellanova e Caldararo, “è indispensabile che le rappresentanze politiche elette nel Parlamento della Repubblica si facciano promotrici di iniziative legislative volte a:
“Modificare gli atti di indirizzo per l’individuazione dei siti interessati all’inquinamento da amianto, al fine di riconoscere tutta l’area Arsenale di Taranto e tutti gli stabilimenti industriali della Difesa come “cantieri” nei quali tutti i dipendenti, civili e militari, a prescindere dal profilo professionale posseduto, sono stati esposti all’amianto. Applicare anche ai dipendenti pubblici civili e militari, superando il distinguo fra privati e pubblici, la Legge n. 257 del 1992, istituita per ‘risarcire’ il personale esposto all’amianto (che si ritrova in una condizione di oggettive ridotte aspettative di vita). Ciò al fine di superare le assurde discriminazioni, fra pubblici e privati, nel riconoscimento dei benefici retributivi e pensionistici. Apportare opportune modifiche alla legge 257/1992 per eliminare ogni riferimento al limite sia quantitativo sia temporale (100 fibre/litro e almeno 10 anni di esposizione all’amianto)”.


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