Asili nido comunali, “no alla gestione esterna di due plessi”. A Taranto si riapre un fronte

Asili nido comunali, “no alla gestione esterna di due plessi”. A Taranto si riapre un fronte

Quattro anni fa contestarono i propositi dell’allora giunta Stefàno. Non le mandarono a dire, manifestarono per le strade della città e alla fine quella battaglia politica fu vinta soprattutto da loro, dai genitori e dalle educatrici degli asili nido comunali di Taranto, un servizio universalmente riconosciuto come fiore all’occhiello dell’offerta pubblica municipale. Si trattava quell’estate di un cosiddetto piano di “razionalizzazione”. Fu smontato dai numeri e dai fatti.


In questo caso, la Giunta comunale (non più Stefàno, Melucci) avvia un bando per potenziare l’organico delle educatrici e contesualmente ritiene sia il caso di affidare all’esterno, per un periodo massimo di due anni (i tempi del concorso, in pratica…) due degli otto asili comunali (un altro è già affidato ..). La delibera è dei giorni scorsi. E il comitato “Io amo gli asili nido di Taranto” non ci sta, non può scendere in piazza per le restrizioni Covid ma affida alla stampa perpelssità e ragioni del No, ragioni che hanno già raccolto 500 firme, annunciano genitori ed educatrici, in calce ad una lettera spedita al sindaco. Il no è motivato da una serie di valutazioni e rivendicazioni.



Il Comune, lo scorso 18 marzo, aveva annunciato che la Giunta comunale avrebbe avviato un concorso  per l’assunzione di  5  nuove educatrici da assegnare agli asili nido comunali, definiti  “un servizio di eccellenza per la città”. “Passate soltanto  24 ore,  viene reso noto il provvedimento adottato dalla stessa Giunta per l’affidamento a terzi di ben 2 degli 8  asili nido   a gestione diretta comunale, e del Baby Club già in affidamento – scrivono dal Comitato – Nella stessa delibera di Giunta si sottolinea che l’affidamento avrà la durata di un anno o al massimo due, in attesa dell’espletamento dei concorsi”. Il Comitato sostiene di avere “molto da discutere sulle rassicurazioni che vengono dal Palazzo, visto che sino ad ora possiamo solo registrare il fatto che c’era stato, prima delle elezioni,  un impegno del sindaco a mantenere la gestione diretta comunale, ampiamente disatteso dai fatti. Non è avvenuta l’assunzione di nuovo personale,  per compensare le carenze che già si erano create da almeno un lustro (che avevano già portato  alla gestione in affido del Baby Club) di  coordinatrici, educatrici e cuochi. Questo ha significato ridurre silenziosamente il servizio all’utenza, prendendo meno bambini. Ma anche scaricare il peso del sovraccarico sul personale residuo in servizio. A fronte delle carenze numericamente e qualitativamente importanti di personale – si legge nel documento del Comitato – l’amministrazione ha risposto elaborando piani del fabbisogno triennali nei quali sono stati inseriti numeri irrisori di poche unità da mettere a concorso  per gli asili nido. Una lentissima procedura per l’assunzione di nuovo personale attraverso la mobilità, che pure va apprezzata, ha dato nel tempo come risultato l’acquisizione di 5 nuove unità. Un po’ poche per colmare le carenze (ereditate dalle precedenti amministrazioni). L’impegno non è stato mantenuto neanche a proposito di una nuova graduatoria necessaria per le supplenze  delle educatrici – contestano dal Comitato – a fine anno 2018 sembrava una cosa fatta, ed erano state individuate le somme necessarie nel DEF. Inutile dire che la graduatoria delle supplenze non c’è ancora, e mancano  notizie dell’utilizzo dei fondi che erano stati impegnati. Ma un altro  impegno  non è stato mantenuto (e questo sembra davvero un paradosso) nel completare i  lavori  di adeguamento alle norme delle strutture, da cui la non avvenuta inclusione dei nostri asili nido nel  catalogo regionale dei servizi educativi autorizzati. Questo  avrebbe consentito di accedere ai cospicui finanziamenti del d.l. 65 (attuativo della l.107/15)  previsti per i comuni che hanno in gestione diretta i servizi educativi per l’infanzia, da impiegare per il restauro e le ristrutturazioni delle sedi,  rinnovare gli arredi e le attrezzature, attuare la formazione e l’aggiornamento permanente in servizio delle educatrici. Il nostro Comune ha già perso  i finanziamenti  per tre annate – accusano educatrici e genitori del Comitato – Segnaliamo, inoltre, che a fronte dagli impegni già disattesi per il mantenimento e, se possibile, anche il rafforzamento e l’estensione dei servizi comunali per l’infanzia a gestione diretta, dato anche il nuovo quadro legislativo,  che non considera più gli asili nido servizio a domanda individuale, il Comune ci ha  riservato un colpo di scena. L’apertura di un nuovo servizio per l’infanzia al Paolo VI. Sarebbe di per sé una cosa molto positiva, se non fosse che, in un momento in cui  l’amministrazione  non  riesce  a salvare dalla crisi il patrimonio, consolidato ed apprezzato da tutti, che possiede già, di servizi per l’infanzia, risulta sorprendente che possa avere  energie da mettere in campo per l’apertura di un nuovo servizio”. Il comitato ricorda “che il Sindaco poco dopo l’insediamento a palazzo di città si era impegnato, per il futuro, a tenere con i genitori e gli educatori dei bambini iscritti ai nidi   un tavolo permanente di confronto su tutte le problematiche che potevano interessare il servizio. Inutile dire che quel tavolo non è stato mai più convocato. Neanche, ovviamente, in occasione di questa scelta di cui parliamo”. Il concorso bandito nei  giorni scorsi per l’assunzione di 5 educatrici “non dà risposte sufficienti per i vuoti di organico  già presenti di personale. Tanto meno  rispetto al turn over che sarà necessario alla fine di questo anno per  ben 13 educatrici, ed una Responsabile, che saranno uscite dal servizio con quota 100. Ma forse altre soluzioni intermedie, o provvedimenti tampone, avrebbero potuto essere presi in considerazione per fronteggiare la drammatica carenza di personale che si registrerà in alcune sedi nel prossimo settembre, in attesa dell’espletamento dei concorsi. La scelta di  dare in affido a terzi due degli asili nido comunali attualmente attivi non era obbligata – secondo il comitato – altre soluzioni (concorsi urgenti per il turn over di quota 100, contratti a tempo determinato, graduatoria delle supplenze, internalizzazione del precariato dei servizi integrativi)  avrebbero potuto essere ricercate, e forse su quelle è ancora possibile riflettere. Non ci daremo per vinti e non staremo qui a fare le amare “toto scommesse”  sul nido che chiude. Continuiamo a pensare che i nidi comunali possano essere salvati tutti. Abbiamo già inoltrato al Sindaco, nei giorni scorsi,  una lettera (preparata prima che gli eventi legati al coronavirus precipitassero) con richiesta di essere ricevuti,  per discutere sulle problematiche degli asili nido, e condividere soluzioni. La  lettera era stata firmata, in pochi giorni, prima delle limitazioni in vigore, da oltre 500  genitori, nonni, educatori delle bambine e dei bambini iscritti agli asili nido comunali, a sostegno della gestione diretta comunale, per un servizio di eccellenza fra i più amati nella nostra città. Siamo ora a maggior ragione in attesa di risposte. Forse non arriveranno… ” chiudono dal comitato con una punta di sfiducia.

Ma non ci fermeremo qui.

 Le bambine e i bambini della città,  isolati nelle loro case, insieme alle loro famiglie, non lo dimentichiamo,  stanno già pagando in questo momento un prezzo molto alto per quello che sta accadendo intorno a loro e nell’intero pianeta.  Pensiamo che basti così.


I genitori e le educatrici

Del Comitato “Io amo gli asili nidi comunali” Taranto


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