Camera di commercio, occupazione a rischio anche a Taranto

Camera di commercio, occupazione a rischio anche a Taranto

Ora il rischio di un pesante taglio dell’occupazione a seguito della riforma della Pubblica amministrazione, si fa concreto anche per la Camera di commercio di Taranto. Secondo le stime dei sindacati confederali, negli Enti che saranno sottoposti ad accorpamento (come il capoluogo ionico), la “rideterminazione delle dotazioni organiche del personale” potrebbe arrivare sino al 25% della forza lavoro a cui vanno aggiunti eventuali altri ridimensionamenti per il personale di aziende speciali e centri servizi. A Taranto, complessivamente, sono occupati sessanta lavoratori, per cui nel solo capoluogo ionico sarebbero a rischio almeno 15 posti di lavoro.


Una situazione che sta fortemente preoccupando i lavoratori che questa mattina, dalle 11 alle 13, si riuniranno in assemblea nella sede di viale Virgilio. La mobilitazione avverrà simultaneamente in 54 Camere di commercio italiane, a conferma di quanto sia osteggiata la riforma della Pubblica amministrazione voluta dal Governo. A scatenare la mobilitazione sono state, infatti, le indiscrezioni sul contenuto del decreto attuativo della riforma della Pubblica Amministrazione, che sarà discusso dal Consiglio dei Ministri. Quella odierna non è la prima forma di protesta contro la riforma. Un sit in dinanzi alla Camera di commercio di Taranto fu effettuato dai dipendenti il 23 ottobre del 2014.



“Il decreto delegato  – scrivono le Rsu della Camera di commercio ionica Maurizio Angelici, Alessandra Lupo e Francesco Maraglino – prevederebbe la rideterminazione delle dotazioni organiche del personale, con riduzioni del 15%, per arrivare sino a tagli del 25% per il personale degli Enti derivanti da accorpamento, come nel caso della Camera di Commercio di Taranto. La riorganizzazione prevede la razionalizzazione degli uffici che svolgono funzioni di supporto e va, addirittura, a privare le Camere di commercio di tutte quelle funzioni di sostegno alle imprese. A dispetto delle tante rassicurazioni verbali avute in questi mesi, è inoltre prevista la chiusura e la dismissione di tutte le sedi secondarie degli enti camerali, quindi la provincia di Taranto potrebbe restare senza Camera di Commercio. E così le imprese, quando avranno bisogno di un qualunque servizio camerale, dovranno andare altrove”.

Sit in Cdc 2I sindacati hanno diffuso un documento unitario nazionale. “Con questa riforma in atto – scrivono – i servizi che le Camere non fornirebbero più alle imprese, da subito, sarebbero: certificati d’origine carnet ATA; contributi e finanziamenti alle imprese, sostegno all’internazionalizzazione ed alla promozione del territorio; supporto alle p.m.i. per l’accesso al credito, tramite servizi di microcredito o sostegno ai consorzi garanzia fidi (confidi); corsi di formazione alla nuova imprenditoria e imprenditoria femminile; organizzazione di convegni e seminari gratuiti su tematiche di interesse per le imprese o i professionisti (novità normative, gestione di impresa, argomenti specifici per ciascun settore economico); supporto alle imprese per l’innovazione e la digitalizzazione; consulenza per la fatturazione elettronica; consulenza per deposito marchi e brevetti; pubblicazione di dati e studi sull’economia locale, sui trend economici e approfondimenti sui vari settori economici”.

Tutto ciò avrebbe conseguenze ancora più gravi su “un territorio già in sofferenza come quello della provincia di Taranto che si vedrebbe privato del supporto di un Ente che ha sempre avuto quale obiettivo l’innovazione, lo sviluppo del territorio e delle professionalità”. I sindacati confederali chiedono “che il Governo la smetta di imporre e cominci ad ascoltare, e a dare risposte, a chi il Sistema camerale l’ha
costruito e lo porta avanti quotidianamente con e a beneficio delle imprese: i lavoratori, uomini e donne,
dipendenti pubblici e privati, orgogliosi del proprio lavoro e che non intendono tacere di fronte ad una
riforma ingiusta, incomprensibile ed inutile Le Camere di Commercio, quindi, non vanno  ridotte, nel numero, nelle sedi, nel personale, nelle funzioni, ma vanno invece potenziate, mantenendo sedi e personale e attribuendo loro servizi nuovi e aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti, per farne il fulcro della ripresa economica del Paese”.

Non va dimenticato che da due anni (in anticipo anche rispetto alle organizzazioni sindacali) Ecosistema camerale, associazione di advocacy composta da dipendenti, quadri e dirigenti del sistema camerale, denuncia le storture della riforma della Pubblica amministrazione e ha avviato una campagna di respiro nazionale incentrata sulle funzioni svolte dalle Camere di commercio come presupposto della tutela del lavoro e dei servizi pubblici alle imprese. Un’attività che non si è mai interrotta e che ha messo in campo strumenti tradizionali come la stesura di documenti, studi, proposte e sistemi di  “lotta digitale” come i numerosi tweetstorm nei confronti del premier Renzi e del ministro Madìa, oppure le campagne di comunicazione supportate dagli hashtag. I più recenti sono #cameraliinaction (noi non stiamo a guardare) e #bastapoco, con i quali si intende ribadire lo spirito propositivo (sinceramente riformista) e non rivendicativo di Esc.


 


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