Caro GOVERNO, hai preso in giro anche noi?…

CONFINDUSTRIA TARANTO conta i feriti dell'indotto ILVA

Il settimo e l’ottavo decreto salva Ilva (non ce la facciamo proprio a chiamarli salva Taranto) sembrava dovessero occuparsi anche delle aziende locali e nazionali dell’indotto siderurgico.
Ma le vertenze sparse per le strade di Taranto e la reazione del presidente della Confindustria ionica non lasciano alcun dubbio: il Governo ha giocato alle ‘tre carte’ anche con le aziende, non solo con i cittadini avvelenati.
Intanto, il Rottame Ilva e’ in funzione (le
Parole del presidente di Federacciai sulla mancanza cronica di manutenzione sono gravissime, un sindaco altrove se ne starebbe già occupando lanciando l’allarme salute e sicurezza. Altrove).
Ecco uno stralcio della relazione di Cesareo, presidente degli imprenditori tarantini.
Un’ammissione senza se e senza ma, un allarme reiterato.
Forse l’ultimo appello.
(adl).
Lo stralcio:
‘…Oggi le aziende dell’indotto registrano, a livello nazionale, un passivo di 250 milioni di euro: 150 riguardano Taranto e la sua provincia. Una cifra che incombe gravemente sui bilanci di quelle realtà che, contrariamente ad altre, sono ancora in piedi e che hanno retto l’onda d’urto della crisi dell’Ilva, con tutti gli strascichi che la stessa ha prodotto.
Senza queste aziende il sistema Ilva perde una parte importante della sua identità: professionalità consolidate, esperienza e preparazione acquisite in decenni di rapporto con la grande fabbrica.
La città rischia di perdere un pezzo fondamentale del suo tessuto produttivo.
Non basta assicurare la produzione.
Non basta far andare avanti le pur indispensabili, fondamentali opere di risanamento e di bonifica.
E’ un intero sistema che va recuperato e di questo sistema le nostre aziende sono parte integrante e fondamentale.
Finora le istanze portate avanti da Confindustria, che nel difficile percorso degli ultimi 24 mesi ha sostenuto fortemente il nostro impegno, profuso per consentire a queste imprese di traguardare un momento difficile attraverso l’adozione di strumenti mirati (sospensione dei tributi erariali, accesso al Fondo di Garanzia), non hanno ottenuto alcun tipo di riscontro.
Il Governo, pur guardando a Taranto con un’attenzione indubbiamente eccezionale, guardando a questa città come realtà industriale da salvaguardare e rendere nuovamente competitiva, non è riuscito a garantire a queste aziende, e quindi a tutto il nostro sistema produttivo, il ristoro anche parziale di quelle risorse che pure hanno consentito all’azienda dell’acciaio di andare avanti quando la situazione era già fortemente compromessa.
Noi abbiamo bisogno di dare risposte ai nostri imprenditori.
Imprenditori abituati, nel tempo, ad affrontare gli alti e i bassi di un mestiere difficile.
Noi abbiamo questa fortuna. La fortuna di avere piccoli imprenditori, e capitani d’industria, che rischiano ogni giorno investendo in idee e progetti.
Abbiamo il dovere di sostenere questo grande impegno.
Non possono, queste aziende, pagare un dazio così alto, e oggi siamo qui anche per questo e abbiamo bisogno di voi: per ribadirlo ancora una volta e con forza, per testimoniare il sostegno di Confindustria a imprese che dopo tante promesse oggi non vedono ancora una reale via d’uscita’!



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