Cessione Ilva, la Cgil di Taranto promuove il rinvio al 2018

Cessione Ilva, la Cgil di Taranto promuove il rinvio al 2018

“Gli appetiti internazionali e i destini del manifatturiero italiano potrebbero essere le ragioni di base dell’intervento dei Commissari Ilva sulle due cordate interessate all’acquisizione del siderurgico tarantino. Crediamo che i commissari governativi con la lettera inviata a Jindal e Arcelor in realtà abbiano voluto blindare modalità e tempi a prescindere dalla decisione che dopo il compromesso vincolante della fine di giugno potrebbe assumere l’antitrust europeo”.


E’ quanto afferma il segretario generale della Cgil di Taranto Paolo Peluso. “La data di marzo 2018  – secondo il sindacalista – pertanto non sarebbe un rinvio o un procrastinarsi dei tempi per la cessione, bensì una formula di garanzia per la quota di produzione italiana o proprio per lo stabilimento di Taranto. Che l’antitrust si sarebbe espresso sulla cessione lo sappiamo dal principio di questa vicenda. La lettera è pertanto solo un ulteriore avvertimento che prova a delineare uno scenario. Se dopo la cessione per cui attendiamo la formulazione del compromesso vincolante entro la data del 30 di giugno, l’antitrust decidesse ad esempio che Arcelor, leader europeo nella produzione dell’acciaio, non possa sforare il tetto del 30% della produzione continentale e quindi non possa avere posizioni dominanti sul mercato, si aprirebbe, infatti, una partita troppo delicata Arcelor sarebbe costretta ad abbandonare la partita o potrebbe decidere di chiudere o dismettere, o non è certo che non decida di cominciare da Taranto. Jindal dal canto suo di fronte all’arretramento del suo competitor potrebbe dettare ulteriori condizioni al ribasso. E a pagare ancora una volta sarebbe Taranto con i suoi operai. Ecco perché i commissari Ilva avrebbero attraverso quella lettera cercato di freezare l’accordo con le due cordate, dettando condizioni vincolanti fino al 30 marzo 2018 su piano industriale, ambientale e sull’offerta economica”.



La Cgil ionica, quindi, in controtendenza rispetto al coro di critiche suscitato dalla decisione dei commissari. Non mancano, però, critiche. “Temiamo che il tema ambientale sia particolarmente sotto attacco – spiega Peluso – sappiamo ad esempio che l’introduzione da parte degli indiani di nuove tecnologie per l’abbattimento delle emissioni costringerebbe le produzioni europee ad un adeguamento alle BAT (Best Available Techniques) ovvero le migliori tecnologie disponibili sul mercato dell’acciaio, e siamo seriamente preoccupati circa il perdurante clima di incertezza relativo all’utilizzo del miliardo e 300 milioni da utilizzare per le bonifiche interne. Bonifiche che non possono attendere i tempi della cessione e del suo perfezionamento ma che potrebbero essere messe in atto subito dai Commissari e per cui chiediamo il massimo della celerità e della trasparenza, anche per evitare che quelle risorse si consumino definitivamente solo nel balletto di carta di progetti e consulenze senza cambiare di una virgola il destino di quello stabilimento e della città”.


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