Confindustria Taranto: l’innovazione per uscire dalla crisi del tessile-abbigliamento

Confindustria Taranto: l’innovazione per uscire dalla crisi del tessile-abbigliamento

Una perdita di fatturato nel primo trimestre 2020 di 3,5 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, massiccio ricorso alla cassa integrazione, calo della raccolta ordini. Gli effetti del covid 19 sull’economia si fanno sentire. Per alcuni settori assumono dimensioni preoccupanti.


Confindustria Taranto ha deciso di raccontare il dopo lockdown con una serie di approfondimenti specifici. Uno zoom, appunto, sulle imprese per evidenziare le criticità e per indicare strade e strumenti per la ripresa. Il primo appuntamento si è svolto questa mattina, all’ombra della pensilina liberty di via Cariati, dinanzi ad uno degli scorci più belli della città vecchia. Ad illustrare l’iniziativa è stato il presidente degli industriali ionici, Antonio Marinaro, mentre Salvatore Toma, presidente della sezione Tessile e abbigliamento, ha spiegato qual è l’andamento del settore.



Il territorio ionico presenta delle sue specificità. Nella provincia di Taranto, infatti, si è nel tempo consolidato un sistema di aziende operanti nel settore della moda e dell’abbigliamento, nel quale sono presenti sia produttori che hanno investito nel brand e nella sua affermazione sui mercati internazionali, sia una significativa compagine di imprese che compongono l’intera filiera dell’abbigliamento, a costituire numeri ragguardevoli in termini di imprese regolarmente registrate e di addetti occupati. Il diffondersi dell’infezione da covid 19 ha avuto un impatto enorme su tutti i settori economici, e dunque anche sul settore del tessile, dell’abbigliamento, della pelle e delle calzature, in cui le misure di quarantena, la prolungata chiusura dei negozi al dettaglio hanno di fatto azzerato la domanda di questi prodotti.

A fotografare la situazione del tessile e abbigliamento è l’indagine realizzata dal Centro Studi di Confindustria Moda che fornisce una ‘fotografia’ al primo trimestre 2020, con lo scoppio dell’emergenza sanitaria. Ecco i dati più significativi: il 95% circa delle aziende a campione ha previsto il ricorso agli ammortizzatori sociali, coinvolgendo nel 65% dei casi oltre l’80% dei lavoratori; il 42% delle aziende a campione ha accusato un calo del fatturato compreso tra «il -20% e il -50%»; il 28% ha registrato una flessione tra «il -10 e il -20%», mentre un residuale 7% «superiore al -50%». La flessione media del fatturato risulta pari al -25,4%; il 49% delle aziende a campione ha accusato un calo della raccolta ordini tra «il -20% e il -50%» rispetto al medesimo periodo dello scorso anno; il 29%, invece, ha registrato una flessione compresa tra «il -10 e il -20%”.

L’attuale scenario di incertezza internazionale avrà strascichi in futuro. L’indagine prevede “un calo dell’export di circa il 20%, quotabile in 6 mld, che porterebbe ad una perdita complessiva di fatturato pari a circa di 7-9 mld. Le dinamiche in Puglia e nel territorio provinciale, dalle interlocuzioni intercorse con le imprese associate, tendono a ricalcare sostanzialmente quelle nazionali e dunque si presentano con forti connotazioni di criticità e caduta dei livelli produttivi pre-Covid”.


Le imprese, però, sono qualcosa di vivo e dinamico e per questo immaginano e adottano nuove soluzioni. “Dalle scelte di adattamento organizzativo imposte dalla quarantena – hanno sottolineato i vertici di Confindustria – occorre operare nella direzione di una stabile integrazione di nuovi processi e modelli utilizzando la leva della formazione, oltre che della integrazione, meglio se rapida, delle nuove tecnologie. Tale adattamento del mondo produttivo, se adeguatamente sostenuto, è dunque un passaggio determinante per il recupero di competitività di attività economiche fondamentali per una regione come la Puglia, la cui economia deve poter restare incentrata su filiere manifatturiere modernamente protese verso i mercati internazionali”.

“Le imprese devono essere sostenute con interventi diretti al consolidamento delle nuove modalità di lavoro – ha spiegato Toma, riprendendo i contenuti dell’indagine – all’avvio di percorsi innovativi che rendano i processi, le procedure e le risorse umane in grado di competere anche in ambiente virtuale. L’upgrade delle competenze e della strumentazione tecnologica consentirà alle imprese di sostenere il proprio business utilizzando lo smart Working ed il lavoro digitale anche per le aree aziendali prima d’ora svolte in prossimità dei luoghi ove il business si svolge fisicamente. Si pensi, ad esempio, alla partecipazione a meeting in luoghi distanti in tempi ravvicinati o alle attività di internazionalizzazione, come fiere o relazioni commerciali”.

Durante l’emergenza covid alcune imprese, poche in verità data la difficoltà negli iter di certificazione, hanno intrapreso la strada della riconversione, producendo camici e mascherine, rivestendo di fatto anche un ruolo dall’importante significato sociale. Ora il settore si appresta, seppur con fatica, a ripartire. Ora il settore si appresta, seppur con fatica, a ripartire.

“Questo momento così particolare della nostra storia ci insegna a utilizzare e potenziare strumenti nuovi – spiega Confundustria Taranto – le vendite online devono farci soffermare sulla importanza della digitalizzazione, e dunque sulla necessità che tale dinamica della domanda possa rapidamente essere integrata e valorizzata nelle strategie ed azioni delle imprese. Si tratta di accelerare i tempi ed anticipare una strada già da tempo segnata nell’evoluzione delle vendite delle imprese e nei comportamenti di acquisto dei consumatori”. [Credits: la foto a corredo di questo articolo è gentilmente offerta dallo Studio Renato Ingenito fotografia]


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