Conte: “A Taranto ho visto in faccia la rabbia”. Ma è il momento di dare risposte concrete

Conte: “A Taranto ho visto in faccia la rabbia”. Ma è il momento di dare risposte concrete

Certamente sapeva ma ieri ha toccato con mano. Il prof foggiano ha visto in faccia la rabbia dei lavoratori che ce l’hanno col sindacato e con la politica, delle mamme che piangono i figli scomparsi, degli ambientalisti che chiedono la chiusura delle acciaierie, dei sindacati che dicono no a nuovi esuberi, dei poliziotti anch’essi lavoratori e cittadini di una terra che pretende si affronti seriamente il proprio presente, senza vaghi rimandi al futuro. In migliaia stanno per perdere il posto di lavoro. Tutti vogliono aria pulita. La situazione è questa.


Ha ragione chi oggi accredita a Conte il coraggio della sua irritualità: non ha evitato la folla che urlava, ha guardato negli occhi la “rabbia”, ha preso posto su un tavolo, nel siderurgico come in Prefettura, e ha lanciato un segnale di familiarità. Ha voluto spargere empatia istituzionale, staccando i cordoli del cerimoniale. Come scavalcare i cancelli dal lato opposto. Questa operazione gli è riuscita pienamente. L’immagine del premier che gestisce la concitazione, asseconda le urla, ascolta l’esasperazione, preannuncia tempi durissimi, raccoglie le proposte, e che sembra parlare di Ilva al passato (tra le righe si è notata una certa rassegnazione sul fronte Mittal) e quindi ammette di non avere soluzioni… gli è riuscita. E di questi tempo è un merito. Dal messaggio lanciato, però, bisogna che Conte e il suo Governo passino ai fatti che seguano i like di fiducia ottenuti ieri su tutte le piattaforme del regno. Taranto è una emergenza nazionale: sociale e sanitaria. Emergenza Politica. Dall’apprezzata irritualità si passi all’apprezzabile concretezza. Perché quella “rabbia” multicolore e socialmente stratificata, esige evidentemente risposte.  ‘cca nisciuno è fesso




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