Covid-19: il decreto autorizza Arcelor Mittal, ma l’ultima parola spetta ai prefetti

Covid-19: il decreto autorizza Arcelor Mittal, ma l’ultima parola spetta ai prefetti

Cosa accadrà nello stabilimento siderurgico di Taranto, alla luce dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio? La siderurgia non è compresa nell’elenco delle attività autorizzate a produrre, ma alla lettera g) dell’art. 1 è stato inserito un passaggio che richiama la situazione dello stabilimento di Taranto.


“Sono consentite – recita il testo – le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti”.



Il decreto, però, conferisce ai prefetti la possibilità di sospendere anche di questo tipo di attività. “Il Prefetto – continua il testo – può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione dell’attività, essa è legittimamente esercitata sulla base della dichiarazione resa”.

Riepilogando, e se abbiamo bene interpretato il decreto, un prefetto può fermare un’attività a ciclo continuo per motivi legati all’emergenza covid-19, qualora si rendesse conto che procedendo in tal senso non arrecherebbe danni agli impianti, nè determinerebbe ulteriori situazioni di pericolo di incidenti.

Di fermata degli impianti, ormai, parlano anche i sindacati. I segretari della Fiom Cgil Giuseppe Romano e Francesco Brigati chiedono di “programmare la fermata degli impianti produttivi. Bisogna agire presto e non perdere altro tempo. Restiamo a casa”.


Anche Usb Taranto sottolinea “l’urgenza di portare lo stabilimento siderurgico al regime minimo di produzione, attraverso la gestione a comandata. Arcelor Mittal – spiega il coordinatore provinciale Franco Rizzo – per gli ancora alti numeri di lavoratori che si incrociano in fabbrica, potrebbe divenire, nella peggiore delle ipotesi che però ci tocca contemplare, un focolaio importante dell’infezione. Al momento non si registrano casi all’interno, ma d’obbligo prevenire situazioni che potrebbero rivelarsi assolutamente gravi; per questo i lavoratori diretti e dell’appalto devono stare a casa con le proprie famiglie”. Usb Taranto aderisce alo sciopero nazionale indetto dalle 7.00 del 25 marzo per 24 ore per tutti i lavoratori (diretti e appalto) sui tre turni.

Anche sul versante ambientalista si spinge per la fermata degli impianti siderurgici. Giustizia per Taranto ritiene che “da lunedì 23 marzo Ilva vada messa in regime di comandata: cioè produzione ferma ma garantendo il personale minimo per questioni di sicurezza e di non pregiudizio degli stessi. Ogni altra soluzione (ad esempio il proseguimento della produzione) sarebbe in contrasto con quanto previsto dal DPCM ed incoerente rispetto alla mission dello stesso: limitare gli spostamenti al fine di diffondere il #Coronavirus. Facciamo ora pressione tutte e tutti affinché si proceda con il mettere ILVA in regime di comandata e si fermi un così pericoloso potenziale focolaio di diffusione del virus”.


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