Covid-19 nello stabilimento Mittal, a Taranto scoppia la grande paura. Le reazioni

Covid-19 nello stabilimento Mittal, a Taranto scoppia la grande paura. Le reazioni

FIM, FIOM, UILM, USB – “La direzione di Arcelor Mittal ha informato le organizzazioni sindacali che un lavoratore è risultato positivo al covid 19.
L’Asl di Taranto ha avviato la procedura prevista in caso di contagio dal virus e sta ricostruendo, insieme all’azienda, i luoghi e i contatti frequentati dallo stesso lavoratore. Come organizzazioni sindacali auguriamo una pronta guarigione al lavoratore ed esprimiamo grande preoccupazione per il rischio che il contagio da covid-19 possa diventare, di fatto, un caso di focolaio difficilmente gestibile.


In questa fase complicatissima, oltre a continuare ad abbassare i numeri dei lavoratori all’interno della fabbrica, serve una cabina di regia con le istituzioni preposte, azienda e organizzazioni sindacali, per garantire la massima trasparenza e coadiuvare tutte le azioni da intraprendere al fine di salvaguardare, mai come in questo momento di emergenza sanitaria, la salute dei lavoratori. Fim, Fiom, Uilm e Usb ritengono necessario riaprire un tavolo di confronto con azienda e istituzioni preposte per continuare a lavorare e garantire una minor presenza di lavoratori all’interno dello stabilimento siderurgico affinché si possa contenere il rischio da contagio da corona virus”.



MASSIMO BATTISTA, consigliere comunale indipendente – “È arrivato il momento di difendere i tarantini dal contagio, il Prefetto, acquisiti i pareri positivi di SPESAL, vigili del fuoco e custodi giudiziari ha consentito la prosecuzione dell’attività dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Come ampiamente prevedibile il primo caso di covid-19 è stato registrato tra i dipendenti di Arcelor/Mittal. Un lavoratore residente nella nostra città, che dopo essersi sentito male durante il turno di lavoro e dopo varie vicissitudini, ha scoperto di essere positivo.

Ora il Sindaco deve intervenire con azioni forti che permettano di non vanificare i sacrifici che la città di Taranto affronta da settimane per evitare la diffusione del contagio, così come lui stesso dichiara nel suo ultimo comunicato. Va ricordato che al momento potrebbero essere presenti in Ilva un massimo di 900 lavoratori diretti e svariate decine di indiretti per il secondo turno e che saranno massimo 500 per il turno di notte. Considerando che in svariati comuni italiani i primi cittadini hanno deciso di chiudere le vie di accesso impedendo il transito in ingresso ed in uscita, mi chiedo se non sia il caso di fare la stessa cosa con il siderurgico.

Chiedendo che vengano effettuati tamponi a tappeto su tutti i dipendenti presenti in fabbrica, solo così sarà possibile avere la certezza che non si sia difronte all’esordio di un focalaio che produrrebbe un effetto devastante sulla popolazione di questa città. Tutto questo considerate le dichiarazioni del Governatore Emiliano che garantisce la tenuta del servizio sanitario per la gestione dell’emergenza fino ad un massimo di 2000 contagi contemporanei. La città di Taranto a prescindere dall’attuale pandemia vive già un costante stato di emergenza socio sanitaria al quale non si può aggiungere il rischio derivante da una gestione approssimativa della vicenda covid-19 in Ilva”.


GIANNI LIVIANO, consigliere regionale – “Chiedo al presidente della Regione Puglia, dott. Michele Emiliano, a S.E. il prefetto dott. Demetrio
Martino, al sindaco di Taranto, dott. Rinaldo Melucci, ognuno per le proprie competenze, di adoperarsi al fine di contenere quanto più possibile il numero dei dipendenti al fine di ridurre al massimo il rischio dei contagi; di considerare l’opportunità di coordinare un tavolo tra azienda, sindacati e autorità sanitaria al fine di individuare gli interventi più opportuni per contenere il rischio di contagio; di comprendere quali siano le iniziative e le attività messe in programma per rendere
minima ogni forma di trasmissione del virus.

La decisione di tenere aperto o di chiudere il centro siderurgico non può essere condizionato da Covid 19 e dal caso di positività oggi riscontrato. Se si registra un caso di positività in una qualsiasi altra azienda che si fa? Si chiude quell’azienda? Evidentemente non può essere così e affermare oggi, come fa il sindaco (“non c’è davvero alcun motivo valido per
andare avanti”), che Arcelor vada chiuso perché c’è stato il caso di positività è populismo puro… La politica o le leggi di mercato potranno poi sancire la chiusura dello stabilimento ma la scelta non può essere certo fatta in funzione del caso di positività”.

ISDE TARANTO – Medici per l’ambiente – “La scelta di continuare la produzione nello stabilimento siderurgico di Taranto è scellerata, insensata e inaccettabile. Alla luce di quanto sta accadendo in Lombardia e nelle regioni limitrofe del Nord sarebbe stato doveroso, anziché pensare alla produzione, proteggere la salute dei cittadini, dei lavoratori, mettendo in opera i massimi sistemi di precauzione. Ma i cittadini e i lavoratori del sud ancora una volta sono considerati di serie B. E Taranto continua purtroppo ad esserne un esempio clamoroso. La situazione è ormai drammatica. Oltre alle troppe parole di circostanza, sembra che non tutti se ne rendano conto.

In Puglia non abbiamo le efficienti strutture sanitarie del Nord – questa non è un’opinione, è un fatto – e dobbiamo aggiungerci che dal 22 febbraio non è stato possibile rifornirci di materiale di protezione per medici e personale sanitario. Abbiamo davvero bisogno che muoiano medici e infermieri come in Lombardia prima che si avvii una distribuzione di mascherine e guanti in quantità adeguata all’emergenza? Purtroppo nella nostra cultura sembrano radicati comportamenti che ignorano i sistemi di precauzione persino quando la realtà dei numeri sui contagi e sui morti ci dimostra che questi sistemi sono per ora l’unica possibilità di salvezza.

All’interno della Puglia, Taranto, città reietta e per molti versi ineguagliabile, finora resiste sorprendentemente al coronavirus. Pochi i contagi, per fortuna. Non è il caso di essere ottimisti né di dimenticare la realtà drammatica di questa epidemia, eppure, dopo una sequela di decreti che nel corso degli anni hanno fatto della città un caso unico dove è possibile ciò che altrove è vietato, anche questo Governo continua a sottoscrivere provvedimenti contro la salute e a favore del profitto. In un momento in cui il Governo Conte proibisce con sanzioni penali gli assembramenti, chiude chiese, negozi, aziende, impedisce l’attività libero-professionale, blinda paesini, città, trasporti, ecco, in questo stesso momento lascia aperta una fabbrica – l’ArcelorMittal, ex Ilva – che è grande quanto una città.

La logica e la prudenza avrebbero suggerito l’interruzione del ciclo produttivo, invece 3500 lavoratori, cui si sommano 2000 lavoratori dell’indotto, andranno ad affollare la fabbrica più inquinante d’Europa, dove le persone arrivano e si spostano in autobus. Sarà improbabile che possano essere mantenute quelle distanze di sicurezza che ci vengono continuamente suggerite da tv, radio, web. Non ci sono dispositivi di sicurezza per il personale ospedaliero, ci saranno miracolosamente per i lavoratori della fabbrica? Pensiamo per un istante a Vo’, il comune veneto di 3.300 abitanti circa dove il 70% degli abitanti è risultato positivo al Covid-19. La fabbrica tarantina è più grande di Vo’. Possiamo immaginare che resti immune al contagio? Ci resta la speranza, non la ragione. Che cosa porteranno con sé stavolta, nelle loro case, alle loro famiglie i lavoratori quando rientreranno dopo il turno in fabbrica oltre alle consuete polveri rosse? Quali effetti potrà avere questa politica sulla pelle delle persone? Non importa a nessuno, a quanto pare.

L’azienda ha intanto ottenuto la cassa integrazione ma seguiterà a produrre. Non è un bel segnale, non è una notizia rassicurante. Aggiungerei che ancora una volta quello che vale per l’Italia tutta non vale per Taranto: “la salute viene prima del lavoro”. Senza la salute non può esserci il lavoro. Ancora una volta in qualità di medici intendiamo lanciare un allarme per questa scelta che mina la salute dei lavoratori e di tutta la popolazione. I medici per l’ambiente ISDE della sezione di Taranto chiedono che siano applicate anche qui misure massime di prevenzione e precauzione come i decreti nazionali prevedono per il resto dell’Italia. Per quanto tempo saremo condannati a essere diversi dagli altri?”.

VERDI TARANTO – “Dunque la miccia era già accesa! É notizia di oggi la conferma della positività al contagio al COVID 19 di un operaio del siderurgico. D’altronde non occorreva la zingara per immaginare che questa cosa potesse succedere. Ribadiamo ancora una volta le nostre richieste e chiediamo che vengano adottati con urgenza dalle istituzioni preposte tutti gli atti necessari a creare un cordone sanitario che ostacoli il focolaio che potrebbe innescarsi a Taranto e quindi nell’intera Regione.
Chiediamo che intervengano con urgenza le autorità sanitarie preposte ponendo in essere quanto necessario per prevenire un possibile focolaio in Puglia e che il Prefetto annulli con successivo provvedimento il decreto del 26 u.s. Chiediamo, altresì, al sindaco di Taranto, in qualità di massimo esponente responsabile della salute pubblica, di adottare tutti i provvedimenti necessari a contenere il rischio di propagazione del contagio, ordinando il fermo delle attività e la conseguente attività di sanificazione. Nel contempo auguriamo al lavoratore una pronta guarigione. (I Portavoce dell’Ass. Verdi di Taranto Eliana Baldo e Mino Briganti – I Co-portavoce dei Verdi per la Provincia di Taranto
Elvira Sebastio e Gregorio Mariggiò).

SNALV CONFSAL TARANTO, Salvatore Mattia – “Visto il caso positivo del lavoratore della Mittal Taranto, si fa presente alla sua eccellenza il prefetto di Taranto di assumere adesso iniziative urgenti. Lo Snalv insieme ad altre organizzazione sindacali in tempi ancora non sospetti ha sostenuto l’allontanamento dei lavoratori dalla ex ilva e in tutti i posti lavoro in cui c’è grande presenza di lavoratori per evitare un contagio a catena degli stessi. Nell’augurare al lavoratore coinvolto una garigione rapida, lo Snalv Confsal Taranto farà la dovuta segnalzione alle autorità competenti di intervenire per salvaguardare i lavoratori e le loro famiglie”.


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