Covid e Mittal, 5000 in fabbrica a Taranto tra diretti e appalto

Covid e Mittal, 5000 in fabbrica a Taranto tra diretti e appalto

Nuovo incontro tra Fim, Fiom, Uilm, Usb e Arcelor Mittal sulla gestione dell’emergenza covid-19. Le parti hanno discusso le modalità di applicazione della cassa integrazione ordinaria. I sindacati hanno evidenziato una serie di criticità verificatesi in questi giorni a cominciare dalle lettere di collocazione in cigo “inviate senza un minimo di preavviso e di un coinvolgimento dei rappresentati dei lavoratori”.


Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno “chiesto all’azienda di programmare e calendarizzare incontri specifici area per area, al fine di affrontare le problematiche emerse in questi giorni a partire da una rotazione equa della cassa integrazione”. Ad oggi la presenza giornaliera in fabbrica, tra diretti e indiretti, è al di sotto dei 5000 dipendenti e di circa 200 in smart working.



“In riferimento all’installazione delle termo camere – aggiungono i sindacati – per la rilevazione della temperatura corporea ai dipendenti, l’azienda ha comunicato che nei prossimi giorni saranno disponibili presso le portinerie dello stabilimento siderurgico. Inoltre, sulla questione Rapid –Test, richiesta dalle organizzazioni sindacali, Arcelor MIttal ha avviato una interlocuzione con alcuni laboratori qualificati e Asl per attivare un ulteriore strumento rafforzativo in termini di prevenzione di contagio Covid- 19”.

Esaminata anche la questione relativa al pagamento delle ditte dell’appalto. “Nella fattispecie – riferiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb – l’azienda ci ha informato che ad oggi sono state pagate fatture per oltre 23 milioni di euro e che gli stessi pagamenti continueranno nei prossimi giorni”.


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