Depuratore Manduria, una proposta per evitare lo scarico a mare

Depuratore Manduria, una proposta per evitare lo scarico a mare

Una soluzione ci sarebbe. Ed è lì da decenni, finanziata, costruita e in parte inutilizzata, in bella vista. Ci sarebbe da riqualificare e rimettere in moto. Ma si potrebbe fare. La proposta arriva da Antonio Curri, ingegnere di lungo corso, sindaco di Manduria mentre la Prima Repubblica volgeva al tramonto, poi anche presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Taranto (sino al 2017).


 

Si parla del temutissimo (a giusta ragione) scarico in mare del costruendo depuratore di Manduria, vicenda che scuote le comunità del litorale ionico orientale e che da tempo è al centro della protesta ambientalista (e non solo). Se da un lato un depuratore serve ad alcuni Comuni della zona, dall’altro la sola ipotesi che possa scaricare a mare merita quantomeno riflessioni serie e proposte alternative credibili.



“Sento il dovere di mettere a nudo una situazione che per circa un trentennio è stata “dimenticata” – spiega Curri – mi riferisco ad alcune opere realizzate dall’Agensud attraverso la Ceseco
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 riguardanti l’acquedotto del Sinni, la più grande adduzione
idrica in Europa, che ha origine dalla diga di Monte Cotugno sul fiume Sinni e costeggia un
percorso di 180 Km, l’intero arco Ionico. L’acquedotto  – spiega Curri – per gran parte del suo tracciato è composto da due canne affiancate  (diametro di 3 metri, ndr) in grado di assicurare una portata di 25mc/sec. L’opera è stata realizzata in diverse fasi.”. E siamo al dunque.
“Alcuni
tronchi, dall’invaso del Pappadai al Basso Salento, sono rimasti” inutilizzati” per
assenza di alimentazione idrica – ricorda l’ingegnere Curri – nel progetto originario, era previsto anche il “
soccorso idrico” proveniente dal fiume Chidro (agrodi Manduria), mediante una canalizzazione DN 120mm esistente e mai utilizzata se non per l’effettuazione del collaudo!”. E siamo alla proposta.
“Perché non utilizzare la condotta esistente, che va dal
Chidro alle Vasche di Bagnolo (nodo
idraulico della condotta principale
) e utilizzare le acque di scarico depurate, provenienti dal nuovo
depuratore dell’Agglomerato Sava,Manduria e le Marine
, per l’irrigazione in agricoltura?
Così facendo – propone Curri –  diminuiremmo l’emungimento della falda, 
che l’Arneo effettua per irrigare le aree interessate dalla rete esistente, e “mitigheremmo” l’avanzata dell’intrusione marina!
Spero che questa idea possa quanto meno far riflettere gli organi deputati a risolvere il problema
dello scarico, che al momento non è ancora dato sapere la soluzione definitiva!” chiude Antonio Curri.


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