Dieci anni di Altamarea, ma Taranto insegue ancora il suo futuro

Dieci anni di Altamarea, ma Taranto insegue ancora il suo futuro

Dieci anni sono un tempo lungo. Quanto basta per ricordare una stagione che ha segnato una svolta nell’approccio alla questione ambientale. Il 29 novembre del 2008 Taranto scendeva in piazza, per la prima volta, sotto le insegne di Altamarea, movimento eterogeneo, ricco di persone e di idee, ognuna delle quali portava la sua esperienza, senza rinunciare alle rispettive appartenenze.


Negli anni successivi Altamarea ha proseguito la sua azione ma, per dirla con Berlinguer la “sua spinta propulsiva” è andata via via esaurendosi, depotenziata da divisioni, distinguo, incomprensioni interne. Nel 2012 la candidatura a sindaco di Taranto di Angelo Bonelli, è stato l’ultimo tentativo di far risorgere la Fenice.



Nel frattempo sono accadute moltissime cose, ma non è mutata l’istanza alla base di Altamarea: Taranto insegue ancora il suo futuro. L’avvocato Antonello Leogrande, insieme a tanti altri, fu uno dei protagonisti di quella stagione e oggi la ricorda con questo contributo inviato a “la Ringhiera”. Dieci anni fa questo giornale online non c’era. C’era, però, il Corriere del Giorno che titolava “In ventimila per la vita” e “Tosta Tarentum”. Ma questa è un’altra storia. Buon compleanno Altamarea. Ecco il ricordo di Antonello Leogrande.

“Impossibile celebrare un decennale senza scadere nella retorica; ancor più difficile se si prova a farlo attraverso lo sguardo di quelle migliaia di bambini e ragazzi riversatisi per strada in una fredda, ma soleggiata, mattina di inizio inverno. Per fortuna quello stesso sguardo l’ho ritrovato in qualche decina di studenti di liceo che lunedì scorso gremivano il Salone di rappresentanza della Provincia all’interessantissima conferenza Taranto Anno Zero, ma sinceramente non è la stessa cosa. Anche perché nella stessa occasione ho ritrovato lo sparuto, e pur sempre motivato, zoccolo duro degli ambientalisti ionici, ma i cui occhi avevano difficoltà a riconoscere i compagni di quel viaggio.

La piazza è qualcosa di diverso. In quelle strade e piazze di dieci anni fa si sentivano vibrare le emozioni, un’incontrollabile energia che univa tutti, indistintamente e spassionatamente, con l’unico obiettivo di gridare forte la disperazione di un’intera, finalmente coesa, comunità. Mi sento di poter affermare che una simile energia si era avvertita solo all’inizio degli anni Ottanta, grazie alla passione per la musica.


E certamente nel corso della scellerata attività di decretazione d’urgenza, la piazza, “quella” piazza, è mancata, nella vana e utopistica convinzione di poterla sostituire con i social network, sebbene (e anche grazie proprio a quella marea emotiva) compensata dalla magistratura di trincea, paradossalmente oggi anch’essa dimenticata. Grazie ai tanti che hanno speso il loro tempo dieci anni fa: lo sguardo dei bambini di allora e dei ragazzi di oggi ci impone di tornare per strada per ritrovarci di nuovo in unico abbraccio”.


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