Difesa dell’intesa del 2018 o chiusura dell’area a caldo? Sindacati divisi su Mittal

Difesa dell’intesa del 2018 o chiusura dell’area a caldo? Sindacati divisi su Mittal

Sindacati divisi sulla vertenza ArcelorMittal. Fiom, Fiom, Uilm rivendicano il pieno rispetto dell’accordo del 6 settembre 2018 “il solo strumento – hanno ribadito durante il consiglio di fabbrica odierno – per evitare la deriva ambientale e sociale di un territorio”. Usb, invece, pur avendo siglato quell’intesa, ne ha progressivamente preso le distanze sino ad ipotizzare, come è accaduto oggi durante l’incontro con il ministro Patuanelli, la chiusura dell’area a caldo del centro siderurgico di Taranto.


Bellavita e Rizzo, a nome di Usb nazionale e provinciale parlano apertamente della “pianificazione della chiusura dell’area a caldo ed un progetto straordinario di intervento pubblico delle bonifiche ambientali per nuova occupazione, difesa del reddito e la salvaguardia dei posti di lavoro”. I sindacalisti considerano pretestuoso il “comportamento della Multinazionale dell’acciaio che sin dal primo giorno della sottoscrizione degli impegni in sede ministeriale ha fatto di tutto per disattendere gli stessi, vedi l’atteggiamento di Arcelor verso i lavoratori in As e su tutta la vicenda Appalto Ex Ilva”. 



Usb ha espresso, inoltre, “netta contrarietà ad un provvedimento di legge che reintroduca l’immunità penale o peggio un inaccettabile intervento a modifica dell’articolo 51 del Codice Penale che regalerebbe a tutte le imprese una sorta di immunità rispetto alle responsabilità sugli standard di sicurezza”. Bellavita e Rizzo scrivono che il ministro Patuanelli ha riferito loro “che ArcelorMittal aveva comunicato al governo la volontà di dichiarare un esubero strutturale di circa 4000-5000 lavoratori”. Usb ha denunciato “lo stato fatiscente degli impianti , la pessima condizione ambientale e la condizione di disagio che si vive sia dentro ma anche e soprattutto fuori della fabbrica. Non è accettabile vivere in una città in cui i bambini non possono andate a scuola a causa dell’inquinamento in cui le mamme non possono accompagnare i propri figli a giocare nei parchi e non possono neanche aprire le finestre delle proprie case. Perché non fare a Taranto quello che si è fatto a Genova? Su questo il Ministro ha sottolineato che allo stato attuale non può essere escluso nulla, persino un percorso pianificato per arrivare alla chiusura dell’area a caldo”.

Di tutt’altro avviso Fim, Fiom, Uilm. Nel consiglio di fabbrica svoltosi questa mattina si è sviluppato un ampio dibattito dal quale è emerso che “niente e nessuno – si legge nel documento finale congiunto – può mettere in discussione il piano di risanamento ambientale interno ed esterno alla fabbrica, unito alla salvaguardia occupazionale dei lavoratori sociali, dell’appalto e dei circa 1600 in amministrazione straordinaria”. I metalmeccanici confederali ribadiscono che “nessuno scambio è mai stato ipotizzabile, nè mai lo sarà sulle ragioni legate alla salute e sicurezza, al rispetto dell’ambiente legati alla tenuta occupazionale”.

La triplice guarda agli incontri in programma nelle prossime ore, ma avverte. “Fim, Fiom, Uilm non concederanno alcun esperimento, promessa o decisione sul tema che non sia condivisa o peggio che leda i proncipi delle salvaguardie ambientali ed occupazionali indispensabili ai lavoratori tutti ed alla comunità tarantina ormai allo stremo. Ogni azione in nostro potere sarà cominicata ed adottata già dalle prossime ore, se necessaria ad evitare ricadute imprevedibili dettate dall’incapacità ed incoscienza dei soggetti deputati a decidere sul futuro di un’intera collettività che ha pagato e paga un prezzo fin troppo elevato”.



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