Ecomafia 2018, Puglia terza in Italia. Il caso Taranto finisce in Parlamento

Nel 2017 boom di arresti per crimini contro l’ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti. Campania ancora una volta in testa per il numero di reati (4382, il 14,6% del totale nazionale), concentrati per il 44% nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Seguono Sicilia (3.178), Puglia (3.119), Calabria (2.809) e Lazio (2.684). Nel settore dei rifiuti la percentuale più alta di illeciti su scala nazionale; 17mila le nuove costruzioni abusive.


Sono questi alcuni dati significativi del Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente presentato questa mattina a Roma. Complessivamente il fatturato del crimine in campo ambientale sale in un anno del 9,4%, a quota 14,1 miliardi. Dal Rapporto spiccano le 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali nel 2017 (139,5% in più rispetto al 2016). Un risultato importante sul fronte repressivo frutto sia di una più ampia applicazione della legge 68, come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia (158 arresti, per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell’anno precedente) sia per il vero e proprio balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).



Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24%. In crescita anche le tonnellate di rifiuti sequestrate dalle forze dell’ordine nell’ultimo anno e mezzo (1 gennaio 2017 – 31 maggio 2018) nell’ambito di 54 inchieste (in cui è stato possibile ottenere il dato, su un totale di 94) sono state più di 4,5 milioni di tonnellate. Pari a una fila ininterrotta di 181.287 Tir per 2.500 chilometri.

Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone. Più che allo smaltimento vero e proprio è alle finte operazioni di trattamento e riciclo che in generale puntano i trafficanti, sia per ridurre i costi di gestione che per evadere il fisco.

“I numeri di questa nuova edizione del rapporto Ecomafia – dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale, ma servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente”.


Di rifiuti si è discusso oggi a Montecitorio nell’ambito della discussione generale sull’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti. Nel dibattito, tra gli altri, è intervenuto l’on. Giovanni Vianello del Movimento 5 stelle. “Non credo alle coincidenze – ha detto – ma ritengo che su Taranto e la sua provincia vi sia stata una chiara volontà politica nell’arco di questi decenni, volta a smaltire e nascondere le numerose vergogne dovute a modelli produttivi anacronistici e gestioni scellerate. Fino a quando non si arriverà a una soluzione non potremo dire con certezza di far parte di uno Stato civile”.

Il parlamentare ha richiamato anche il rapporto di Legambiente che “indica nero su bianco che la Puglia non è assolutamente esente da reati ambientali, infatti è terza in classifica, in particolare nel settore del ciclo illegale dei rifiuti, per cui risulta essere addirittura una base logistica. Tra tutte le province pugliesi, Taranto e i paesi limitrofi sono ormai da decenni stretti nella morsa non solo dell’industria inquinante ma anche dei siti di smaltimento rifiuti. Una obsoleta gestione degli scarti, attraverso costruzioni, ampliamenti, raddoppi e innalzamenti di discariche e inceneritori, costringe il Tarantino a confrontarsi quotidianamente con problematiche riguardanti la ormai scarsa salubrità del luogo”.

Vianello ha citato i numerosi siti di smaltimento che insistono sul territorio e le tre recenti autorizzazioni rilasciate dall’ente Provincia, ossia l’inceneritore a Massafra, Linea Ambiente a Grottaglie e Italcave a Statte e Taranto. Sono stati citati nella sua relazione alla Camera, il caso della discarica Vergine di Lizzano, Hidrochemical Service nel comune di Taranto, l’impianto, sempre gestione Hidrochemical, le discariche Ilva, sia quelle non più in esercizio che le due rilasciate a operare con decreto e non con normale procedimento autorizzativo.

Nell’intervento del deputato del M5S anche un breve accenno per l’ex Cemerad, che ha definito come “una ferita ancora aperta nel territorio di Statte”, e per cui sono stati allontanati ad oggi, grazie al Commissario Vera Corbelli, i 660 fusti più pericolosi, di cui 86 contenenti le sorgenti dei filtri Chernobyl. Vianello ha poi ricordato che “nel capannone rimangono ancora migliaia di fusti”.


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