Elezioni Taranto, proposta shock: test anti-droga e anti-alcol per i candidati

Mentre la campagna elettorale vive i suoi giorni più caldi, irrompe una proposta che farà discutere. Ad avanzarla è Antonio Caramia, noto imprenditore tarantino, già presidente degli industriali ionici che negli ultimi anni sostiene, non senza suscitare sorpresa e perplessità, la chiusura dello stabilimento Ilva. “Chi si candida ad amministrare la cosa pubblica – dice – deve essere limpido, trasparente e puro come il cristallo. I cittadini devono sapere chi sono i candidati, non basta il faccione sui manifesti. Taranto ha bisogno di persone oneste, preparate e inattaccabili perchè i problemi da affrontare e da risolvere sono tantissimi e non sono ammessi tentennamenti, né passi falsi. Fosse per me escluderei chi nei cinque anni precedenti non ha operato in favore della comunità, chi non ha lavorato per la crescita e lo sviluppo del territorio.


Insomma, un setaccio a maglie strettissime. Anni fa si parlava della possibilità di un test anti-droga e anti-alcol, ecco mi piacerebbe che i candidati tarantini lo facessero per dimostrare che sono persone serie di cui i cittadini/elettori possono fidarsi. Lancio la sfida: quanti sarebbero disposti a farlo?”.



Non si tratta di un inedito. Un dibattito simile a livello nazionale si aprì qualche anno fa a seguito di un servizio della trasmissione Le Iene, ma è la prima volta che un test di questo tipo viene proposto sul territorio tarantino. Qualcuno raccoglierà la sfida? Caramia si pone altre domande. “Taranto vive un momento molto delicato, ma i tarantini sembrano non accorgersene. Tra due settimane gli elettori sceglieranno il nuovo primo cittadino ed il nuovo Consiglio comunale. In gara ci sono dieci candidati sindaco e oltre mille aspiranti consiglieri comunali. E’ paradossale che in una città con livelli di astensionismo altissimi ci sia una corsa spasmodica alla poltrona. Perchè questa voglia di entrare nelle istituzioni? Per molti la politica è diventata il modo più veloce per fare carriera, per fare affari e spesso anche malaffare come confermano i tantissimi casi di politici inquisiti per tangenti e corruzione. E così, mentre i cittadini onesti disertano le urne e stanno lontani dalla politica, Taranto schiera un esercito di persone smaniose di entrare a Palazzo di città. Cos’è l’effetto della crisi? Un modo come l’altro per portare a casa uno stipendio?”

Secondo l’imprenditore “questo approccio è decisamente sbagliato. La politica è un’arte nobile al servizio dei più deboli, un valore che si sta progressivamente perdendo. I cittadini, però, con il voto, hanno uno strumento formidabile per selezionare la classe dirigente. Faccio l’impresa da 50 anni e mi confronto con il mercato, giudice supremo di ogni imprenditore. I politici, invece, devono misurarsi con gli elettori che hanno il diritto/dovere di giudicarli. A Taranto è vietato sbagliare. Quella che era la capitale dell’acciaio, ora è solo la capitale dei veleni, delle malattie e dei morti causati dall’inquinamento industriale. Questa condizione mi addolora profondamente perchè Taranto ha tutte le risorse, le potenzialità, le opportunità per diventare la capitale del turismo, della cultura, della bellezza”.

Caramia ripropone la sia tesi. “Bisogna chiudere il capitolo della grande industria è iniziare una nuova stagione. Sono per la chiusura dell’Ilva senza se e senza ma. Non è una novità, lo ripeto da anni inascoltato soprattutto da chi siede nelle istituzioni. Forse perchè non si comprende che il vero problema di questa città non è chiudere l’Ilva, ma tenerla ancora aperta. Fermando le acciaierie che, come scrivono i magistrati producono “malattie e morte”, si aprirebbe una grande operazione di bonifica del territorio e dell’area industriale. Queste attività porteranno occupazione ad almeno 25mila persone per decine di anni. Un grande piano di rigenerazione con il recupero delle aree industriali dismesse e la realizzazione della foresta urbana come avvenuto in Germania, nella regione della Ruhr. Una nuova economia, una nuova Taranto, una nuova provincia che potranno mostrare e far conoscere al mondo la loro vera natura di area a fortissima vocazione turistica, culturale, paesaggistica. Mi addolora una classe dirigente pavida, timorosa, succube, incapace di programmare e di progettare il futuro. Ancora una volta i nostri destini si decidono altrove. Roma e Bruxelles giocano sulla pelle dei tarantini. In questi giorni si accavallano notizie sui nuovi proprietari dell’Ilva e già si parla di migliaia di lavoratori in esubero. Il solito balletto sta per riprendere: arriva il nuovo padrone, riparte la giostra e anche questa volta, i biglietti non si fanno a Taranto”.



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