“Emissioni in aumento a Taranto, va chiusa l’area a caldo del siderurgico”

“Emissioni in aumento a Taranto, va chiusa l’area a caldo del siderurgico”

“Da quando è iniziata la gestione ArcelorMittal Italia, sono aumentate le emissioni inquinanti dagli impianti”. Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink scandisce le parole con calma e con attenzione. “Non abbiamo detto che c’è un pericolo per la salute, ma abbiamo messo in evidenza una situazione reale”. In aumento anche i livelli di diossina, sottolinea Vincenzo Fornaro, consigliere comunale ecologista e proprietario della masseria in cui furono abbattuti centinaia di capi di bestiame intossicati dalla diossina.


Conferenza stampa questa mattina degli ambientalisti di Taranto. Con Marescotti e Fornaro ci sono anche Lina Ambrogi Melli, firmataria (insieme ad altri cittadini) del ricorso che ha portato alla condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo e Nicola Russo di Taranto Futura.



Mentre i commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria in Commissione Ambiente della Camera illustrano i progressi del piano ambientale, il fronte ambientalista ionico rilancia l’iniziativa e torna a cavalcare uno dei suoi vecchi cavalli di battaglia: la chiusura dell’area a caldo del centro siderurgico.

E’ proprio Russo ad invocare il principio di precauzione e ad annunciare un’imminente diffida nei confronti del sindaco di Taranto e del Presidente della Regione Puglia, chiedendo loro la chiusura degli impianti dell’area a caldo, quelli più inquinanti e quelli ancora formalmente sotto sequestro (con facoltà d’uso) per l’inchiesta ambiente svenduto.


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