“Ex Ilva e ambiente, operazione verità”

“Ex Ilva e ambiente, operazione verità”

“In una fase delicata, così come quella che attraversa Taranto, serve innanzitutto fare fronte comune, rafforzando un territorio ormai diviso e smarrito, e iniziare con un’operazione di verità in merito alla questione ambientale, sanitaria e lavorativa”. Lo afferma Francesco Brigati della segreteria provinciale della Fiom Cgil.


Secondo il sindacalista “bisogna costruire un percorso che metta insieme anche le diversità e, pertanto, il ruolo delle istituzioni diventa fondamentale nel rappresentare, nei confronti del governo nazionale, le istanze di un territorio stanco di subire scelte calate dall’alto. Per fare tutto ciò serve anche che le istituzioni tecnico scientifiche come Arpa e Asl siano più presenti nel rapporto con il territorio e la cittadinanza, aprendo un canale diretto capace di interagire e, soprattutto, rendere pubblici dati con relazioni che spieghino i fenomeni in maniera chiara e comprensibile a tutti”.



Francesco Brigati (Fiom Cgil)

“In questi ultimi mesi – continua Brigati – la nostra comunità ha vissuto momenti di caos istituzionale e molte risposte, alle tante problematiche emerse, sono arrivate con grande ritardo anche dagli enti preposti a vigilare sul fronte ambientale e sanitario. Nello specifico si sono intrecciati due problematiche di carattere ambientale, come i dati delle centraline di arpa puglia, sull’aumento delle emissioni inquinanti provenienti dallo stabilimento siderurgico, e l’ordinanza della chiusura delle scuole del quartiere tamburi situate a pochi metri dalle collinette. Il caso dei dati sulle emissioni inquinanti è il chiaro esempio di come i tempi di intervento degli enti preposti, in questo caso di Arpa Puglia, siano fondamentali per evitare smarrimento e confusione su questioni che necessitano indubbiamente di essere affrontati con un parere tecnico. Infatti, nella relazione, successivamente elaborata da Arpa puglia, siamo riusciti a trovare risposte anche su alcuni inquinanti, come nel caso del benzene, dove vi era stato un errore di uno spostamento della virgola, di un decimale, che di fatto aveva dato un valore percentuale elevatissimo”.

A giudizio del rappresentate Fiom “per affrontare il caso ex Ilva bisogna partire dal quadro normativo vigente e cercare di modificare le criticità contenute all’interno del piano ambientale. L’unica via percorribile potrebbe essere quella di continuare a chiedere l’applicazione delle linee guida della valutazione di impatto sanitaria preventiva. La VIIAS potrebbe determinare delle modifiche all’autorizzazione integrata ambientale che prevede, dal 2023, un aumento della produzione a 8 milioni di tonnellate con l’attuale ciclo integrale. Bisogna pertanto conoscere preventivamente l’impatto sanitario e garantire che l’aumento produttivo avvenga con tecnologie che non utilizzino gli attuali impianti di sinterizzazione e cokefazione che producono rispettivamente emissioni diffuse e fuggitive come diossina e benzoapirene”.


Fiom e Cgil di Taranto ribadiscono quanto già affermato nelle osservazioni prodotte in occasione della presentazione del piano ambientale di Mittal: “crediamo che sia possibile applicare un modello produttivo alternativo come il sistema ibrido. Il sistema ibrido prevede appunto l’utilizzo anche del preridotto e dei forni elettrici che andrebbero a sostituire una parte degli impianti siderurgici altamente inquinanti. Al tema ambientale e sanitario va aggiunta la questione dei lavoratori di Ilva in As che in attesa di essere assunti da Mittal, così come previsto dall’accordo del 6 settembre con la clausola di salvaguardia occupazionale, devono trovare risposte immediate in merito ai lavori di bonifiche, all’integrazione salariale e alla formazione per i lavoratori in Cigs”.

Il pensiero del sindacato va anche alle istituzioni. “Comune e Regione – scrive Brigati – devono supportare fattivamente le istanze del sindacato, aprendo ad un confronto continuo necessario ad interloquire con il governo per dare risposte anche sul tema occupazionale. Infatti ci troviamo spesso a rincorrere le istituzioni locali e governative che continuano a rinviare le tante problematiche presenti nel territorio, come nel caso dell’avvio dei corsi di formazione che vede un ritardo inspiegabile da parte della Regione Puglia. Per riuscire a superare le tante problematiche presenti sul territorio serve recuperare il rapporto tra istituzioni e comunità e soprattutto lavorare, facendo rete, per programmare il futuro di Taranto. Possiamo farcela”.


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