Falsari dell’olio in azione

“Sulla questione legata alle frodi e alla contraffazione non va abbassata la guardia perché i produttori agricoli sono tra i più penalizzati. Per i produttori agricoli che lavorano ogni giorno sull’eccellenza si tratta di un danno economico e di immagine inaccettabile”, è questo il commento del presidente regionale della Cia – Agricoltori Italiani di Puglia, Raffaele Carrabba, all’indomani del sequestro di prodotti agroalimentari taroccati in Puglia.
La Puglia si conferma ancora una volta crocevia di traffici di prodotti agro-alimentari che nella maggior parte dei casi vengono poi spacciati per prodotti “Made in Italy”.
E’ dell’altro ieri la notizia della operazione “Mamma mia” con la quale l’Ispettorato Repressione Frodi del Mipaaf e la Procura della Repubblica di Trani, hanno bloccato un traffico di falso olio “made in Italy” pari a 2mila tonnellate per un valore complessivo di 13 milioni di euro, con sequestri eseguiti in Puglia, Calabria e Umbria. Il sistema di frode prevedeva il ruolo di imprese “cartiere” che provvedevano a falsificare la documentazione relativa all’origine dell’olio, spacciato per italiano ma in realtà proveniente da Spagna e Grecia.
Poche ore prima vi era stato il sequestro eseguito dal Corpo Forestale dello Stato sempre in Puglia di oltre 10 mila chilogrammi di olive da tavola colorate e pericolose per la salute. La colorazione, con il fine di nascondere i difetti delle olive, avveniva utilizzando sia la clorofilla ramata sostanza alimentare classificata dalla UE come colorante E141, procedimento vietato dalla legislazione nazionale e da quella europea, sia il solfato di rame particolarmente nocivo alla salute.
“Ancora una volta l’agroalimentare pugliese deve fare i conti con simili situazioni – dichiara Carrabba -. I sequestri operati dalla Procura di Trani di falso olio “made in Italy” confermano come continuano ad arrivare nei nostri porti prodotti agroalimentari di incerta origine e per di più spacciati come italiani. Le nostre eccellenze agroalimentari fanno gola in molti sensi. Occorre dunque rafforzare la sicurezza alimentare, attraverso la piena tracciabilità dei prodotti e delle materie prime e, più in generale, rafforzando la tutela del territorio e della sua identità. Il rafforzamento della legalità è importante per salvaguardare il mercato agroalimentare e la salute dei consumatori. Un plauso, dunque – prosegue Carrabba -, va a tutti gli enti e le istituzioni preposte, forze dell’ordine in primis, che vigilano su tutto ciò. La guardia non va abbassata perché occorre tutelare e garantire l’intera filiera, sia a vantaggio dei consumatori che dei produttori”.
Per la Cia – Agricoltori Italiani di Puglia occorre tutelare al massimo il “Made in Italy” e bloccare tutte le situazioni che vedono arrivare in Italia prodotti agroalimentari da paesi esteri che poi diventano tutto ad un tratto prodotto “Made in Italy”, traendo in inganno il consumatore al quale vengono proposti prodotti di cui non si conosce l’origine e a prezzi sicuramente inferiori rispetto agli stessi prodotti coltivati in Italia e per i quali, invece, vi è garanzia di salubrità e sicurezza alimentare oltre che di genuinità.
I prodotti esteri devono essere commercializzati indicando l’esatta origine del prodotto e non ingannando la fiducia dei consumatori, convinti di acquistare un prodotto italiano, che invece proviene da altre nazioni europee ed addirittura da altri continenti, e mettendo a rischio la salute degli stessi.
Su questo non va abbassata la guardia.
Ed anche relativamente al via libera dato da Bruxelles all’ingresso in Italia di 70 mila tonnellate di olio di oliva proveniente dalla Tunisia, deve essere garantito che tale olio sia correttamente commercializzato come prodotto in Tunisia e non spacciato come “Made in Italy”.
“L’ok dato alla importazione di olio tunisino in Italia – commenta ancora Carrabba – di certo non supporta e valorizza l’olio pugliese ed italiano. Anzi. Lo danneggia seriamente. Il via libera dell’Unione europea all’importazione agevolata di 70 mila tonnellate di olio d’oliva provenienti dalla Tunisia per i prossimi due anni, desta preoccupazione per il futuro di un settore già in forte difficoltà. Pur condividendo l’obiettivo di solidarietà dell’Europa nei confronti di Paesi terzi in difficoltà socio-economiche tramite azioni commerciali di privilegio, non va dimenticato che non si possono sempre penalizzare l’agricoltura e, in particolare, le produzioni pugliesi. Auspichiamo, – conclude Carrabba -, che il contingente di olio tunisino venga dimezzato e che comunque venga commercializzato come olio non italiano ma con la esatta indicazione di origine. La guardia non va abbassata un solo istante. Gli enti e le istituzioni preposte, cui va un plauso per il lavoro quotidiano che svolgono, continuino a vigilare e potenzino i controlli per tutelare il “Made in Italy” e per garantire consumatori e produttori.



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