Flavia Piccinni: “Bellissime” mi ha salvato e ora sono alla Festa del Cinema di Roma

Flavia Piccinni: “Bellissime” mi ha salvato e ora sono alla Festa del Cinema di Roma

Dopo aver svelato al grande pubblico misteri e retroscena del mondo patinato delle baby modelle, “Bellissime” approda sul red carpet della Festa del Cinema di Roma. L’autrice del libro-inchiesta è Flavia Piccinni, giornalista e scrittrice tarantina. “Ancora non mi sembra possibile – dice a laRinghiera – quando ho scritto Bellissime vivevo un momento molto buio della mia vita,  quel libro mi ha letteralmente salvato”.


E ora il film apre la sezione “Alice nella città” della rassegna di Roma, un bel traguardo. Cosa hai voluto raccontare con Bellissime? 
“Innanzitutto volevo concentrare l’attenzione sulla creazione di modelli e stereotipi, ragionare sulla strumentalizzazione del corpo delle bambine, su cosa accade quando queste bambine crescono e crescono anche le bambine che quei modelli hanno assorbito attraverso televisione, cinema e pubblicità. Pensavo che il libro lo avremmo letto in due…” 



… invece il libro è stato un successo, ha aperto un dibattito politico da cui è scaturita una proposta di legge. E’ stato premiato con importanti riconoscimenti come il Premio Benedetto Croce: in finale hai battuto Ezio Mauro e Paolo Mieli!
“Sapere che la giuria popolare, formata da quasi duemila studenti, ha votato “Bellissime” è stata una gioia grande e inattesa. Ma, forse, è proprio questa la cosa bella della vita, ti sorprende quando meno te lo aspetti”.

A proposito, hai detto che prima di “Bellissime” vivevi un periodo buio, in che senso?
“A volte capita di non riconoscersi più, o di riconoscersi soltanto a metà. Stavo facendo delle cose che non mi corrispondevano, sia dal punto di vista lavorativo che sentimentale. Pensavo che avrei impiegato molto tempo a riprendermi, e invece le cose sono cambiate all’improvviso. È uscito “Bellissime”, mi sono innamorata come non mi capitava da quasi dieci anni, e ho imparato una cosa che spero di non dimenticare mai…”

Cosa? Magari torna utile anche a noi…
“Che noi siamo quello che reagiamo agli eventi. Esattamente come accade, in fondo, alle protagoniste del film che ha avuto una regista d’eccellenza, Elisa Amoruso, già nota per aver girato la storia di Chiara Ferragni”.

Allora parliamo del film, chi sono le protagoniste?
“Sono tre ragazze e la loro madre. Sono quattro bellissime e biondissime donne. Delle Ferragni genovesi che hanno avuto meno successo, ma mantengono uguale ambizione. Sono Giovanna Goglino, la baby modella più famosa d’Italia e forse del mondo negli anni Novanta, e le sue due sorelle. Ma, soprattutto, la protagonista è Cristina Cattoni: una donna incredibile, dalla volontà ferrea, che nonostante i cinque figli ha un fisico da ventenne, si allena ogni giorno e in salotto ha un palo da pole dance. Nel film seguiamo le loro quattro storie, la vita di tutti i giorni, le ambizioni televisive e cinematografiche, il confronto con il tempo, con la propria bellezza e con quella delle altre ai tempi di Instagram”.


Da anni lavori a Rai1, com’è stato trovarsi sul set e sapere che tutto è nato da una tua idea?
“Avevo molte aspettative, e con la mia ossessione per il controllo non è stato facile. Per fortuna sul set c’era anche Antonella Gaeta, già presidente della Apulia Film Commision, sceneggiatrice di grande successo e talento che ha scelto di lavorare a questo progetto. La professionalità e lo sguardo della regista sono stati poi fondamentali per dare una forma essenziale a una storia italiana fatta di ambizione, ricerca del successo, apparenza e molta bellezza”.

Dopo “Bellissime”, con il tuo ultimo libro “Nella Setta”, firmato con Carmine Gazzanni, hai fatto incetta di premi: il Premio Mattarella Giornalismo, il Premio Como Inchiesta e sabato riceverete il Premio Fiumicino Legalità. Niente male, no?
“Per indole non sono mai contenta. Penso che sia parte del mio carattere, anche se rispetto al passato le cose stanno migliorando. Sono felice per i riconoscimenti, ma penso che lo sarei di più, molto di più, se qualcosa accadesse al di là del libro: in Italia quattro milioni di persone appartengono a un’organizzazione settaria e nel momento in cui decidono di uscire non sanno cosa fare. Letteralmente. Nessuno tende loro una mano, eccetto le sparute associazioni volontaristiche. Ma senza soldi, senza amici e senza sostegno psicologico non si esce da un’organizzazione settaria”.

In tema di segretezza, fonti riservate ma attendibili, riferiscono che stai lavorando a una docufiction per un grande network internazionale. Vuota il sacco.
“Complimenti all’intelligence! In effetti, Fandango ha acquisito i diritti e ci siamo messi al lavoro sempre con Antonella Gaeta, che considero una delle migliori sceneggiatrici in Italia, per dare forma alle storie che negli anni di lavoro abbiamo raccolto. Stiamo anche lavorando a una trasposizione teatrale, che ci auguriamo debutterà fra la primavera e l’autunno”.

Potremmo fermarci qui, ma secondo me c’è dell’altro…
“Con Carmine (Gazzani, ndr) stiamo lavorando a un nuovo libro che uscirà in primavera sempre per Fandango su uno dei casi di cronaca più inquietanti del nostro Paese. È un lavoro totalizzante, scandito dalle ore di ascolto delle registrazioni e da incontri che ci hanno lasciato senza parole. Ma, per ora, di più non posso dire. Nel frattempo sto lavorando anche a un podcast tutto mio e ho quasi ultimato la traduzione di un libro meraviglioso di Robert Nathan, che uscirà a fine novembre per Atlantide Edizione”.
Ciao Flavia, a presto!

 


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