FUOCO e FIAMME nella notte, ma cosa c’entra il sindaco?

FUOCO e FIAMME nella notte, ma cosa c’entra il sindaco?

TARANTO - Due uomini percorrono via Oberdan con un motorino. Sparano verso un altro figuro che probabilmente procede a piedi. Lo mancano e fuggono. Vengono inseguiti e arrestati.

Due auto, intanto, vengono arse da una mano dolosa.
Bene. Anzi, male.
Ma Taranto e’ una città di questi tempi. Città di sempre. Città che venticinque anni fa ha contato un assassinio ogni tre-quattro giorni per quasi due anni.
Taranto non è a Taranto.
Taranto: e’ nel mezzogiorno di un Paese di questo Mondo.
Certo, vietato il fatalismo. Tantomeno va abbassata la guardia.
Questura, Carabinieri e Finanza, con il coordinamento della Prefettura, dovranno – e lo faranno, ne siamo certi – potenziare le attività di prevenzione e controllo del territorio.
Ma non spostiamo la barra delle responsabilità e dei ruoli.
Sul web, e da tempo agli angoli delle strade di Taranto, spira crescente un vento populista pronto ad alimentare appetiti mai sopiti e voglia tutta ionica di farsi implotonare.
Un vento che muove verso il Comune, Palazzo immobile per mille versi, meritevole di critiche e strali politici di taglio soprattutto amministrativo. Luogo di inerzia e talvolta inettitudine. Stabile dove l’onesta’ intellettuale e’ merce rara.
Ma non possiamo chiedere al Comune di controllare il territorio e di combattere la criminalità diffusa, per non parlare di quella
Organizzata. Ma a fronte di tanta miseria politica, si sa, la
Nostalgia del poco non tramonta. E avanza.
‘Si stava meglio.. quando c’era Cito’ e’ un assunto politicamente falso, ancorato però ad una verità storica. E questa è la sua forza.
Cito diventa sindaco nel 1993, quando cominciano gli arresti che seguono la sanguinosa guerra di mala.
L’impatto sociale, dopo mesi di sangue sparso ovunque, e’ naturalmente positivo.
Si aggiungano le parate stradali a lampeggianti accesi, le cacciate degli zingari e la liberazione di marciapiedi delle auto (malinconicamente unica vera rivoluzione compiuta nella storia recente del
Malcostume tarantino) e l’opinione facile prende corpo.
Il controllo del territorio però e’ altra cosa. E serve, lo sappiamo.
Ma in Municipio non eleggiamo uno sceriffo, anche se accade che possegga il porto d’armi.
Noi eleggiamo chi dovrebbe dare un nuovo respiro alla città.
Affidargli compiti inusuali rischia di affrancarlo da quelli istituzionali. E fondamentali.
Non cadiamo in questa trappola.
potrebbe convenire a tanti, alla vigilia del voto.
Perché a Taranto presto si voterà. Prima di quanto si pensi.



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