Così rubavano le auto in pieno giorno (Video). 10 arresti della polizia a Taranto

Così rubavano le auto in pieno giorno (Video). 10 arresti della polizia a Taranto

Un’organizzazione criminale dedita al furto di autovetture, alla ricettazione, al riciclaggio e alle estorsioni è stata sgominata a Taranto a seguito di indagini condotte dalla Squadra Mobile (sezione criminalità organizzata) e dirette dalla Procura della Repubblica, titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore Lanfranco Marazia. Nelle prime ore del mattino è stata data esecuzione  ad un’ordinanza applicativa di diverse misure cautelari personali, disposte dal Gip Benedetto Ruberto nei confronti di diversi soggetti sospettati di far parte dell’organizzazione.


Nel dettaglio cinque sono le ordinanze di custodia cautelare in carcere e 8 gli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione denominata “500 cash”. L’indagine ha preso avvio nel febbraio 2018, sulla scorta di numerose denunce di furti di auto consumati nel capoluogo e nella provincia di Taranto, ed ha consentito di accertare l’operatività (sino a tutto il giugno 2018) di un’articolata organizzazione operante principalmente nella provincia di Taranto (ma con episodi delittuosi rilevati successivamente anche nelle province di Brindisi e Lecce), dedita appunto ai furti di autovetture di ultima generazione (Fiat 500, Fiat Panda, Lancia Y e Land Rover “Evoque”), ricettazione e/o estorsione nei confronti dei legittimi proprietari, il cosiddetto “cavallo di ritorno”. I furti delle auto avvenivano nel giro di pochi minuti ed anche in pieno giorno.



Sono stati raggiunti da custodia cautelare in carcere Francesco D’Angela 32 anni, Cataldo Laneve 49 anni (già detenuto), Vincenzo Martinelli 35 anni, Mirko Schiavone 29 anni. Sono, invece, destinatari di arresti domiciliari Vito Calella 35 anni, Emanuele Capuano 37 anni, Danilo Cossu 28 anni, Cipriano Florio 32 anni, Graziano Laneve 42 anni, Damiano Mastropietro 36 anni.

Secondo il quadro ricostruito dagli investigatori l’associazione “poteva vantare la disponibilità di mezzi e infrastrutture (di arnesi ed attrezzi utili allo scassinamento delle autovetture o alla loro “cannibalizzazione”; di centraline elettroniche di autovetture di ultimissima generazione; di locali “sicuri”, anche fuori provincia, ove custodire i materiali necessari a compiere i furti oppure ove parcheggiare provvisoriamente i veicoli rubati), di figure professionali di comprovata esperienza (meccanici e carrozzieri)”.

Accanto ai capi che decidevano le operazioni illecite da compiere, tenendo le fila delle trattative con le vittime delle estorsioni nonché i rapporti con le figure professionali che cooperavano per il riciclaggio delle vetture rubate, l’organizzazione poteva contare su altri soggetti (fra cui anche una donna, non destinataria di misura) che collaboravano nei furti e nella gestione dei “cavalli di ritorno”. Un contributo ritenuto indispensabile dagli inquirenti per la realizzazione dei vari colpi pianificati dai vertici. In tutto i soggetti individuati ed indagati sono 22.


A corroborare le indagini un quadro indiziario significativo sorretto non solo dalle intercettazioni, ma anche e soprattutto dai riscontri derivati dalle attività di osservazione e pedinamento, da perquisizioni e sequestri, nonché dalla visione di immagini di impianti di videosorveglianza presenti sui luoghi di consumazione dei reati.

Il gruppo di indagati ha pure mostrato di possedere delle armi. Il 23 aprile 2018, veniva effettuata una perquisizione all’interno dell’abitazione di uno degli indagati nonché di un locale box a lui riconducibile. Gli agenti vi hanno ritrovato una pistola clandestina completa di cartucce cal. 7,65, oltre che  un quantitativo ingente di arnesi atti allo scasso, centraline modificate per l’avviamento di autoveicoli ed altri oggetti di certa provenienza furtiva prelevati dall’interno delle tante autovetture rubate.


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