Gli edili dell’ILVA, 200 lavoratori dimenticati. Ma i decreti non erano… SALVA TARANTO?

Le quattro righe che seguono potrebbero avere qualsiasi protagonista in questa farsa chiamata Ilva, il rosario di decreti urgenti e indifferibili dedicati, ben otto, dagli ultimi tre Governi italiani alla città più avvelenata, sfruttata e offesa della storia repubblicana.
Accade a Taranto, infatti, che 200 lavoratori edili della ditta Semat stiano per entrare nel loro limbo, zona grigia come i fumi che puzzano di ferro.


Un’area vasta della pre disperazione nella quale già in tanti sono sospesi come color che non sanno quando uscirne. E come fare.



C’era un tempo in cui degli edili, nell’Ilva, non si poteva fare a meno.

Oggi?

I commissari governativi, quelli immuni penalmente nell’esercizio delle loro funzioni, un po’ come Mattarella, per capirci, a chi stanno affidando i lavori di carpenteria sugli impianti? Ai residui Semat… a chi alto? E secondo quale criterio? E gli altri appalti? Come vengono gestiti dalla neostatale azienda strategica nazionale?


E le fatture? Le stanno pagando o chi avanzava… Avanza ancora. E chi sta fornendo ha cominciato ad essere creditore come i predecessori.

A che punto è lo stato di liquidazione degli arretrati? Tutto nel fallimento della vecchia Ilva dei Riva o già mescolati nel pentolone statale che sembra aver salvato capre e cavoli e invece pare che le capre stiamo morendo di asfissia e i cavoli siano amari per tutti (tarantini in primis).

E se i decreti, salutati puntualmente dai partiti di maggioranza e dagli enti locali schiacciati se non addormentati, sono SALVA ILVA o SALVA TARANTO?

La domanda appare retorica, certo. Lo sappiamo.

Ma i 200 edili della Semat che stanno per andare in cassa straordinaria o in mobilità (nella migliore delle ipotesi) hanno il diritto di sapere che ne sarà di loro, a novembre, quando scadrà la cassa ordinaria?

E come loro, che in questo post fungono da semplice ma drammatico esempio, gli altri dell’indotto frantumato che fine faranno?

L’Ilva neo statale garantisce lavoro alla città o alla città assicura solo gli effetti devastanti del suo lavoro?

Attendiamo risposte.

Noi come gli edili come i metalmeccanici come i trasportatori e come i tarantini che di questa farsa non ne possono più.

La fabbrica ha ripreso la marcia, la città resta indietro e aspira. Tutto come prima.


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