Guidi a casa, il referendum potrebbe mandarci l’intero Governo

Paura evidente del quorum. La distrazione della maggior parte dei giornali e delle tv eccola almeno in parte spiegata. Al Governo il referendum che potrebbe scippare alcune certezze alle consorelle petrolifere non piace. La Bellanova la mette sul piano occupazionale (sembra il controcanto della litania Ilva), al Pd non piace ma lo dice sussurrando. A titolo personale un po’ tutti cominciano a dire che voteranno SI. Ma sono per l’astensione, sono per il NO indichiarabile: meglio andare in campagna, il 17 aprile. Se fosse giugno, citerebbero Craxi.. ma forse invitare a raggiungere il mare mentre lo si trivella non è poi una grande idea.


La figuraccia del ministro Guidi (leggi dimissioni e perché) lambisce proprio gli interessi proliferi. Certo – la ormai ex ministra non potrà portare la croce di questa via criucis che la politica, dal dopoguerra, vive da comparsa tra i protagonisti arabi e americani –  ma i fatti di Potenza sono gravissimi. Mattei disse a suo tempo che lui i partiti li usava come taxi: saliva, pagava la corsa e scendeva. Quei taxi almeno sapevano dove andare e dove fermarsi.



Ecco, il referendum del 17 aprile si presenta come la ghiotta occasione per rottamare un taxi che da due anni procede senza un preciso programma di viaggio, se non quello di governare … Governare e governare. A prescindere. Al di là di qualsiasi ragionevole analisi politica. andare a votare il 17 diventa un atto urgente di igiene politica.


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